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“Tenete segreto il supervirus: i bio-terroristi possono clonarlo”

Il monito non viene dal Pentagono ma nella comunità scientifica ha la stessa pesante autorità. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il ‘National Science Advisory Board for Biosecurity’, massima autorità sulla sicurezza sanitaria, lancia un allarme: «Invitiamo le riviste scientifiche in particolare Science e Nature a non pubblicare i dettagli della ricerca sul supervirus dell’influenza aviaria H5N1», perché potrebbero finire nelle mani dei terroristi.

Nei laboratori americani e danesi gruppi di scienziati sono infatti riusciti a creare, sperimentandolo sui topolini, una sorta di super-virus dell’influenza aviaria che ha effetti devastanti e mortali: superiori all’antrace, e con una velocità di contagio impressionante e inarrestabile. «La pubblicazione dei dettagli sperimentali e i dati sulla mutazione permetterebbero la replica degli esperimenti», dicono all’Istituto della Sanità. Il super virus potrebbe diventare un’arma di distruzione di massa contro il quale si sta ancora studiando l’antidoto.

Pubblicando la notizia con enorme risalto in prima pagina, il New York Times ha trasformato il problema in una questione nazionale. Gli scienziati si sentono frustrati da questa richiesta di silenzio, ma reagiscono assicurando: «Prederemo in seria considerazione l’avvertimento a patto che si studi un modo per far arrivare le informazioni ai ricercatori che ne dovessero avere bisogno».

La creazione del super-virus influenzale, realizzato allo scopo di poterne testare meglio gli antidoti ma soprattutto per poter prevenire le sue conseguenze catastrofiche, suscitò polemiche fin dall’inizio. «Sono sicuro che molti diranno che questi esperimenti non si sarebbero mai dovuti fare — dice il professor Antony Fauci, capo dell’Istituto Nazionale delle allergie e delle malattie infettive — ma sono certo che alla fine i ricercatori rispetteranno le richieste del comitato».

C’è chi vede in questo appello una questione di sicurezza nazionale americana, dal momento che spesso nei convegni scientifici ad alto livello lo scambio di dati è prassi tra le varie università e laboratori e il processo è molto aperto. L’Istituto nazionale della Sanità non accetta l’accusa di censura e precisa che le riviste scientifiche «non sono obbligate a rispettare la raccomandazione». Vengono invitate a «pubblicare le conclusioni ma non i dettagli intermedi dell’importante ricerca sul super virus». Le autorità assicurano che si stanno studiando «canali protetti» per mettere gli scienziati al corrente dei singoli passaggi evitando però «infiltrazioni» o fughe di notizie.