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Gli spiriti di Dickens

DONI, Nicoli Cristiani e Mora, tre storie e il destino comune di dover passare Natale in cella. Se qualcuno volesse far loro un regalo, il consiglio sarebbe quello di puntare su un libro: Canto di Natale di Charles Dickens. Scelta fin troppo scontata, trattando della drammatica avidità del protagonista Scrooge, ma nel 2012 ricorre anche il bicentenario della nascita dell’autore e potrebbero così fantasticare su una loro completa redenzione (e liberazione) privilegiando mete che, forse, in passato nemmeno consideravano.
 
INTENDIAMOCI, il consiglio è bene estenderlo un po’ a tutti, soprattutto a chi ha bambini e vuol mettere le cose in chiaro sin dall’infanzia. Probabilmente, i nostri tre fuoriclasse provvisoriamente decaduti, non hanno avuto la fortuna di imbattersi nelle pagine di questo racconto, ma soprattutto non hanno incontrato qualcuno che li mettesse in guardia da certi incubi che poi inevitabilmente assalgono quanti non hanno la coscienza a posto. O forse, e non è escluso, in gioventù sono stati sommersi dalle raccomandazioni, dai richiami all’ordine e, per cancellare il senso di colpa sempre in agguato, hanno trasgredito, pare esagerando (ma questo lo appureranno i magistrati). Di certo credo non sarebbe male che gli spiriti dickensiani li andassero a trovare proprio in queste giornate trascorse in solitudine nelle loro rispettive celle.
 
LONTANI dai riflettori ai quali sono stati abituati, potrebbero riflettere sui valori della vita, sulle loro fortune e sul destino crudele che accomuna molti comuni mortali. Le cronache raccontano di un Cristiano Doni distrutto, che non dorme più, che non riesce nemmeno a leggere (questo consiglierebbe di non regalargli un libro, ma una buona dedica potrebbe convincerlo a fare un nuovo tentativo), non mangia e via dicendo. L’istinto, soprattutto per chi l’ha visto giocare a calcio, sarebbe quello di perdonarlo senza infierire: in fondo, come si dice in questi casi, non ha ucciso nessuno. Così sarà, com’è giusto che sia, ma lasciamolo un po’ solo a riflettere. E, per vederlo tornare felice, auguriamoci che presto desideri e possa volare a Londra, non per tifare Chelsea ma per visitare la casa di Dickens, tenendosi così lontano, almeno per qualche ora, dagli stadi.