Oltre al curriculum c’è di più
La mia professoressa di biologia, al liceo, la odiavo. Ci obbligava a rispondere a strane domande su cosa ci facesse una moto in un citoplasma, trasformando canonici compiti in classe in rompicapi simili al cubo di Rubik, regalandomi voti variabili dal 2 al 4. Ebbene, leggendo il Wall Street Journal, mi sono dovuta ricredere. Quegli esercizi di creatività erano utili. Google, mica un’aziendina di quart’ordine, utilizza strumenti simili per selezionare i suoi ‘nerd’ ultra-tecnologici.
A un colloquio di lavoro, infatti, hanno chiesto a più di un aspirante dipendente di Mountain View questa meravigliosa domanda:
Vieni ridotto alla grandezza di una moneta da cinque centesimi e vieni gettato in un frullatore. La tua massa è stata ridotta, ma la densità è quella tua solita. Le lame inizieranno a muoversi dopo 60 secondi. Che cosa fai?
Ebbene, le risposte sono tante, ma quelle che piacciono ai selezionatori – in genere nascosti dietro un laptop di ultima generazione – difficilmente sono quelle che dareste voi, comuni mortali senza inventiva. Ma non solo. C’è anche chi – da Johnson & Johnson a Bank of America fino alla compagnia telefonica AT&T – sottopone ai candidati quesiti assurdi, tipo:
Se tu fossi un supereroe, quale vorresti essere?
Quale colore rappresenta meglio la tua personalità?
Che animale sei?
Ergo, mettete da parte il vostro cv, e andata a lezione di originalità. Nell’epoca della standardizzazione, la differenza permette il salto di qualità. Quindi, ingegnatevi, e forse, sarete premiati. Un bene? Un male? Dipende. Intanto chiedetevi dove e come parcheggereste il vostro scooter in un citoplasma o come vi salvereste da un frullatore in movimento… perché, dall’ultima indagine Excelsior, pare che i curricula non servano a un granché. Quindi, se per caso venite selezionati, meglio che non perdiate la grande occasione.
Il problema, infatti, pare sia a monte. A vincere, nella strenua lotta tra cv e conoscenze, vincono le seconde. Alla faccia della meritocrazia. Lo studio Excelsior è implacabile: 6 imprese su 10 scelgono il canale infomrale, passando dal 49,7% del 2009 al 61,1% del 2011. Insomma, non proprio confortante. A meno che non conosciate le persone giuste al momento giusto. Ma questa è tutta un’altra storia.
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