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Il disastro nel Golfo del Messico: ora la Bp rischia davvero

I padroni del petrolio della BP stanno sudando freddo. Il più grande disastro ecologico della storia americana, che ha devastato il Golfo del Messico e ucciso 11 persone nell’esplosione di una piattaforma nel 2010, potrebbe avere risvolti penali. Qualcuno della Deepwater Horizon avrebbe infatti mentito agli operai e ai tecnici sulla sicurezza degli impianti e presentato documenti incompleti o falsi alle autorità federali sulle trivellazioni ad alta profondità. L’esplosione delle tubature che ha provocato la strage è avvenuta per l’eccessiva pressione interna. Secondo gli investigatori, diversi ingegneri della BP e delle società coinvolte ne erano a conoscenza, ma non hanno sospeso le trivellazioni per correggere il problema.

Il ministero della Giustizia dovrà decidere entro i primi di gennaio se presentare o meno i capi di accusa che potrebbero costare a ognuno dei responsabili oltre 5 anni di carcere. L’amministrazione Obama ha di fronte una scelta politicamente difficile, ma solo difendendo la sicurezza sul lavoro e l’ambiente Barack farà la cosa giusta. Troppa deregulation (non solo in campo petrolifero, ma anche in quello finanziario e industriale) ha permesso eccessi e abusi che hanno concorso al declino economico del Paese. I dirigenti della BP e delle società collaterali che gestivano in appalto piattaforme e trivellazioni nel Golfo del Messico hanno tentato di «forzare il sistema», ignorandone i rischi. Lo stop alle trivellazioni per neutralizzare la fuga di pressione avrebbe infatti significato un rallentamento e minor profitto.

L’incidente si poteva evitare, ma ha prevalso la logica del guadagno contro quella della sicurezza. La morte di 11 persone e la rovina di almeno 350 pescatori dell’area di New Orleans non è compensabile nemmeno con generosi massimali assicurativi, soprattutto se verrà provato che è stata conseguenza diretta di una decisione irresponsabile o di una deliberata omissione degli allarmi. Non solo con la droga o con il traffico di capitali: anche con il ‘petrolio criminale’ serve la tolleranza zero.