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2012 motivi per battere Trento

IL 2011 è stato indubbiamente l’anno di Trento, sotto rete. In tanti anni di pallavolo, ho visto diversi cicli aprirsi e chiudersi, ho visto squadroni sorgere e tramontare e pur avendo qualche preferenza personale, credo che abbia senso paragonare tra loro epoche diverse solo al bar sport e in discussioni che abbiano varcato la soglia della decima birra.

Di sicuro, anche da sobri bisogna riconoscere la forza dei numeri. Quelli del 2011 dell’Itas, forniti dal sempre efficiente ufficio stampa trentino, sono spaventosi. Trento ha giocato complessivamente 53 partite tra regular season, playoff scudetto, Champions League, Coppa Italia, Supercoppa Italiana e mondiale per club, vincendone 46, delle quali 42 da tre punti e solo quattro, tutte nella regular season italiana, al tie-break. Non solo: delle sette sconfitte, cinque sono arrivate in partite da playoff o eliminazione diretta. Quando c’erano in palio punti per una classifica, soltanto una volta i trentini sono rimasti completamente a secco (1-3), altrimenti hanno fatto comunque almeno un punto (due volte).

I minuti totali, 4.869, danno una media di 91 minuti a partita, che già da sola dice che quasi sempre è finita in tre set. Tra le altre cifre, quelle che mi sembrano più degne di nota, perché sono spalmate su un campione così ampio, sono il rapporto tra i 146 set vinti e i 43 persi, i muri realizzati (442, media di 8,33 a partita) e gli ace fatti (369 che fa 6,96 a partita con un record di 14 contro Ravenna lo scorso 5 novembre). A sorpresa, l’unico giocatore ad essere andato sempre in campo è Dore Della Lunga.