Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Due mannaie si abbatteranno sul Pd di Bersani

Non una ma due mannaie si abbatteranno sul Partito democratico fino a spaccarlo. La prima è figlia di un dilemma bicorno: o Mario Monti perde la faccia, o Pierluigi Bersani perde il partito. Viste le forze in campo, sembra più probabile la seconda. Se è vero che, come ha detto lui stesso durante la conferenza stampa di fine anno, il presidente della Bocconi è stato «nominato premier in parte per dare un segnale all’opinione pubblica tedesca», l’opinione pubblica tedesca (garbato eufemismo per intendere frau Merkel) si aspetta da lui le riforme più dure e impopolari. Quella del sistema previdenziale ha rappresentato il primo passo nella direzione voluta, ma è stata un eccesso di zelo. Nessuno ce l’aveva chiesta. Diverso il caso della riforma del mercato del lavoro, esplicitamente richiesta al governo italiano dalla Banca centrale europea. La cui sensibilità, com’è noto, è affine (altro eufemismo) a quella tedesca. Si può girarla finché si vuole, ma è fatale che una simile riforma finisca per toccare anche il mitico articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: quello che impedisce i licenziamenti senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. A metà dicembre, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un’intervista aveva lasciato intendere che il governo cancellerà quella garanzia. Interessante è stata la sequenza delle reazioni: a levare gli scudi furono prima il leader della Fiom, poi quello della Cgil, infine quello del Pd. Il capo dello Stato ha seguito con parole volte a riportare la calma. Tutti, dal Colle in giù, hanno giudicato inopportune le parole della Fornero, anche Mario Monti. Ma non tutti per la stessa ragione. Per Monti, Napolitano e parte del Pd (da Veltroni a Letta, per capirci) la Fornero ha sbagliato i tempi, errore che in politica può costar caro. Per Landini, Camusso e Bersani sbagliata è invece la sostanza: l’articolo 18 non dev’essere toccato. Punto e basta. A differenza del Pdl, che difende soprattutto interessi, il Pd difende anche principi. E come la tradizione della sinistra italiana dimostra, quando si maneggiano i principi le scissioni sono più ricorrenti. Tra i democratici, molti danno per scontato che dovendo scegliere tra gli interessi del Pd e quelli del governo Giorgio Napolitano (che di Monti è la bussola e il garante politico) sceglierà i secondi, poiché a suo giudizio coincidenti con l’interesse nazionale. La spaccatura del partito sarà allora inevitabile. E diverrà vera scissione a seconda di come evolverà il confronto politico sulla legge elettorale, ovvero la seconda mannaia che grava sul capo di Bersani.