Presidenziali Usa 2012, Romney non mostra la sua dichiarazione dei redditi
Una richiesta, legittima e banale quando viene fatta a un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, sta diventando un boomerang per Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts — che guida i sondaggi anche dopo l’ultimo dibattito di ieri in South Carolina — si rifiuta infatti, adducendo ragioni di privacy, di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi.
«Ve la farò vedere ad aprile se riceverò la nomination — dice Romney — Ma posso spiegarvi adesso come sono riuscito a diventare un ricco imprenditore di successo». La gente però non si accontenta più. Adesso che la grande battaglia si svolgerà sulle tasse e sui ricchi, gli americani vogliono sapere che aliquota ha pagato Romney nelle sue denunce, e quanto ha beneficiato dagli sconti di George Bush.
Ogni giorno di ritardo è un sospetto che si aggiunge. Obama ha mostrato da tempo la sua dichiarazione dei redditi, riconoscendo che dei quasi 4 milioni di dollari di entrate molti sono diritti e anticipi sui libri che ha scritto, più che lo stipendio da presidente.
Sicuramente sentiremo parlare a lungo di ridistribuzione della ricchezza e di occupazione, specialmente a settembre quando Barack accetterà la nomination democratica in uno stadio da 80mila persone a Charlotte, in Nord Carolina alla fine della convention del partito.
Il tema dell’economia cattiva che non produce lavoro rimane il pilastro dell’accusa repubblicana. Come arma di riserva però se la ripresa, anche lenta, dovesse arrivare, Romney e gli altri candidati ancora in corsa per il partito dell’elefante hanno già il dito sul grilletto per colpire usando la minaccia di Teheran, nel tentativo di dimostrare che Obama è un presidente debole non in grado di fermare la costruzione dell’atomica.
I conservatori Usa rilanciano il super asse con Israele e quasi implorano il premier dello Stato ebraico, Netanyahu, affinchè colpisca, al posto del Pentagono, i reattori iraniani con bombardamenti chirurgici. Obama è contrario e preoccupato da una simile eventualità. Anche autorevoli commentatori, amici degli ebrei, la pensano come lui. Ma il conto alla rovescia delle elezioni potrebbe giocare brutti scherzi alla stabilità e alla pace.