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Intervista a Marco Buticchi / Quando la fantasia racconta la realtà

La Parigi di oggi, l’Argentina dei Perón, la Germania nazista e i suoi oscuri epigoni che ritrovi nascosti come ratti al Circolo Polare Artico con sottomarini, navi, armi, rabbia, crudeltà e odio accresciuti dalla lunga clandestinità e dal disprezzo del mondo civile.
La turbinante fantasia di Marco Buticchi, il nostro più grande narratore d’avventura, ancora una volta riesce a sorprendere e affascinare il lettore legando storia e immaginazione con la perizia dello scrittore di razza e l’originalità del ricercatore puntiglioso. Il suo ultimo romanzo “La voce del destino” (Longanesi, 651 pagine, 19.90 euro) è una vicenda a cui non manca niente: personaggi indimenticabili, suspense, duelli, orrori e amori, musica, povertà estrema e ricchezza opulenta, inseguimenti, nascite e morti, ricordi furenti e oblio implacabile. E non mancano ovviamente i due eroici e originali protagonisti delle storie di Marco Buticchi, Oswald Breil e Sara Terracini, ormai felicemente sposati ma non per questo pronti a starsene a casa in pantofole!
Con oltre un milione i copie vendute Buticchi possiede ancora l’entusiasmo e l’umiltà dei grandi, un sorriso vero e la disponibilità a rispondere alle domande del cronista senza risposte prefabbricate.
- Quale è stata la ‘scintilla’ di questo ultimo romanzo, in che momento, per quale evento, oggetto o immagine o parola hai cominciato a pensare a questa storia?
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- Oswald e Sara hanno ormai incontrato tantissimi ‘cattivi’, secondo te il nazismo resta ancora al primo posta tra i “Mali Assoluti” degli ultimi cento anni?
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- Nei tuoi libri con la fantasia hai viaggiato in luoghi e tempi diversi, ne hai studiato la storia e i costumi. Se potessi scegliere e trasferirti: in quale luogo e in quale tempo ti piacerebbe andare a vivere?
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- Tu sei sposato e hai due figlie, se ti facessi la stessa domanda chiedendoti però di portare con te la tua famiglia che cosa risponderesti?
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