SuperSic e il compleanno che non c’è
Su sollecitazione del prode ODIN, pubblico qui il testo dedicato ai 25 anni di SuperSic. Lo faccio volentieri anche perchè l’odierna iniziativa riminese è nata dall’idea di uno di noi, il cloggaro BARONE ARGENTATO. Grazie per l’attenzione.
A mancare sono i sorrisi. Non le vittorie. Quelle forse ci sarebbero state, anzi, l’affetto del tifoso spinge a pensare che spesso avremmo visto Marco Simoncelli sul gradino più alto del podio, nella MotoGp. Eppure, solo chi ha perso un figlio, per qualunque motivo, ha il diritto di comprendere fino in fondo il senso di un vuoto, il significato di un rimpianto, la dimensione di un dolore.
E’ bello, allora, che stasera a Rimini, presso il 105 Stadium, migliaia di persone si radunino per celebrare un compleanno che non c’è. E’ bello che a Coriano, casa sua, gli abbiano intitolato il palazzo dello sport. E’ bello che alla linea del bus che transitava e transita sulle strada che il ragazzo amava sia stato dato il numero 58, il sigillo di un simbolo. Ed è bellissimo che la forza del ricordo si traduca in una raccolta di finanziamenti per una fondazione destinata ad aiutare minorenni in difficoltà.
Ma, oltre tutto questo, resta la cruda verità certificata dalle cronache. A SuperSic è stato negato il traguardo dei venticinque anni. Non esiste spiegazione razionale, mai, quando una vita si spegne, soprattutto quando la spina viene staccata troppo presto. E davvero soltanto la famiglia di Marco possiede la consapevolezza piena di una ferita che non si sanerà.
Ecco perché, quando le luci si abbasseranno, quando la marea della emozione collettiva finirà in risacca, beh, ecco perché piace immaginare che chi ha voluto bene a Simoncelli, magari pure senza conoscerlo, resterà fedele alla memoria, al rimpianto, al valore di una solidarietà senza data di scadenza.
IN SEIMILA. La festa per un compleanno che non c’è appartiene al cumulo di strazianti e stranianti emozioni generate dalla domenica tragica di Sepang. L’idea è partita da un gruppo di amici del campione e strada facendo la pattuglia dei promotori ha scoperto di essere, semplicemente, l’avanguardia di un esercito. Stasera a Rimini ci saranno più di seimila persone. Non a cercare ‘visibilità’, non a reclamare un attimo di notorietà, no. Andranno lì perché Simoncelli era un Peter Pan post moderno, lo guardavi e anche senza avere una cultura delle moto ti chiedevi da quale favola fosse spuntata la sua criniera, da quale racconto fosse scaturita la sua spontaneità, da quale fontana nascosta fosse stata spruzzata la sua allegria. SuperSic era un poeta della vita spericolata, era un eroe Naif, avevi persino voglia di prenderlo per un cartone animato.
Invece, era tutto vero. E per questo, nel giorno del compleanno che non c’è, a mancare non sono le vittorie. Ma i suoi sorrisi.