Il salto di Erin
ERIN non smette di saltare, da una parte all’altra, da una vita all’altra. Ha fatto le Olimpiadi nel salto in alto a Sydney, le ha sfiorate nel volley infortunandosi prima di Pechino, quando era andata a giocare in Giappone dopo le esperienze italiane tra Sassuolo, Reggio Emilia, Jesi e Altamura, lasciando crateri sui parquet dove ha schiacciato e nei cuori di molti tifosi. Centrale, 34 anni portati su un fisico da modella (come potete vedere nella foto scattata il giorno del suo matrimonio), questa ragazza di Dallas non è certo una capace di stare con le mani in mano. E nella sua vita c’è sempre un’Olimpiade, verrebbe da dire, visto che oggi si occupa di vendere pacchetti turistici per Londra 2012.
“Ho appena finito il Master in Business Administration all’Università del Texas, la McCombs School of Business, nel maggio scorso. In luglio mi sono sposata e mi sono trasferita a San Diego, in California, per stare con mio marito che è il preside della Ashford University. Volevo continuare a lavorare nel settore dello sport, e ho trovato un lavoro che mi permetteva di unire questo desiderio al business, alla Ludus Tours. Vendiamo pacchetti e tour di grandi eventi in tutto il mondo, tra cui le Olimpiadi di Londra, l’Oktoberfest, il Carnevale di Rio, le gare di Formula 1, Campionati del Mondo di calcio e altri sport, il Masters di tennis e il Super Bowl”. In particolare, Erin ha creato il sito www.volleyball-tours.com, che offre i pacchetti e ora è stato tradotto anche in italiano. “Del vostro paese ho ricordi molto emozionanti, mio marito non ne può più di sentirmi parlare di quegli anni _ racconta Erin _ . A Sassuolo ho ancora molti amici, ho amato l’Emilia Romagna, i miei primi due anni in Italia sono stati i miei momenti più divertenti perché ho incontrato persone meravigliose, il cibo era ottimo, e penso di avere speso la metà dei miei soldi in vestiti. Ogni volta che potevo andavo a Milano in via
Montenapoleone. Ho imparato a guidare una macchina con cambio manuale, ho mangiato erbazzone e bomboloni e ho fatto ridere molti italiani, perché ogni giorno mi facevo tre o quattro cappuccini, anche di pomeriggio. Poi sono andata a Jesi, è stato un onore essere nella stessa squadra di alcune delle migliori giocatrici del mondo, come Liuba Kilic Sokolova ed Elisa Togut, che è venuta anche al mio matrimonio. Abbiamo perso a Bergamo la finale scudetto, avevamo una squadra molto forte e la società era molto professionale. E’ stata un’esperienza fantastica, ad Altamura invece ho un po’ cambiato il mio stile di vita, stavo di più con il mio ragazzo e la famiglia. Ma ho sviluppato rapporti bellissimi con alcune delle mie compagne di squadra: con Lily Kahumoku, Bibi Gligorovic e Aury Cruz ci chiamavamo le ragazze di “Sex and the City”, abbiamo fatto un test e io ero una combinazione di Charlotte e Carrie. I miei anni in Italia sono stati semplicemente favolosi”. E anche se il presente è fatto di sport in un modo molto diverso (“l’esperienza in campo mi aiuta sicuramente nel mio nuovo lavoro, senza i contatti che ho nel mondo della pallavolo non potrei farlo”), un occhio alla pallavolo di oggi Erin lo getta sempre. Anche perché il dualismo tra la ragazza che saltava in alto e quella che schiacciava non si è mai risolto: “Mi piace l’aspetto di squadra della pallavolo e il tempo che posso perdere con i miei compagni di squadra, con cui ho costruito rapporti che dureranno tutta la vita, ma mi piace anche l’aspetto individuale dell’atletica, sapere che in pista posso contare solo su me stessa”.
Il resto è tifo: “Spero che gli Stati Uniti possano vincere le Olimpiadi. ma penso che l’Italia è molto, molto forte, e se c’è una squadra che deve battere gli USA per l’oro, vorrei che fosse l’Italia. La sento come la mia seconda casa”.
