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L’uscita sfigata di Martone

 

Facile dire “sfigati”. Troppo facile mettere nello stesso calderone chi si parcheggia all’università a spese di papà e chi sputa sangue per portare a casa quel benedetto pezzo di carta lavorando per pagarsi da vivere. Una semplificazione grossolana ma soprattutto una caduta di stile se a pronunciare l’inappellabile sentenza (“se  a 28 anni non sei laureato allora sei uno  sfigato”) é Michel Martone, viceministro di un governo che si fregia di essere sobrio. E in sintonia con i giovani. Senza contare che proprio in virtù del suo ruolo Martone dovrebbe proporre soluzioni a un problema, quello della dispersione scolastica e dell’età dei nostri laureati, che sì esiste ma non va certo affrontato con attacchi di brunettiana memoria.

Le precisazioni successive del viceministro, pronunciate per sua stessa ammissione “senza pentimento” non hanno certo contribuito a placare la polemica. Infuriata soprattutto sul web, che nulla perdona e nulla dimentica. E così i poveri bamboccioni  (così li definì l’ex ministro Padoa-Schioppa) declassati a sfigati hanno messo i puntini sulle i:  Martone sarà pure un enfant prodige, laureato a 23 anni e a 37 viceministro, ma è anche per così dire figlio d’arte. Suo padre è Antonio Martone, magistrato attivo in Cassazione e ricco di contatti politici. Lo stesso che fu sentito come “persona informata dei fatti” sulla loggia P3 e che fu nominato dall’allora ministro della Pubblica amministrazione  Renato Brunetta presidente del Civit, nello stesso periodo in cui il figlio riceveva una sostanziosa consulenza dallo stesso ministro. Ma questa è un’altra storia.

Quindi, ben venga la denuncia delle storture del sistema formativo italiano. Ma scendendo dalla  cattedra della teoria per passare alla pratica delle soluzioni. A cominciare dall’integrazione tra mondo dell’università e del lavoro, meritocrazia, strapotere dei baroni, risorse alla ricerca per impedire la fuga dei cervelli migliori. E la lista è ancora lunga. Iniziamo a mettere qualche tassello per far sì che questo paese sia un paese (anche) per giovani.