First Aid Kit, le due sorelle che hanno fatto piangere Patti Smith
La storia è un po’ datata. Ma merita di essere raccontata. Accade a Stoccolma dove le due sorelle Soderberg, Johanna e Klara – che si fanno chiamare First Aid Kit - durante il Polar Music Prize Award, interpretano “Dancing barefoot” di Patti Smith. L’interpretazione – c’è un video su youtube che lo dimostra – conquista il pubblico incravattato e in smoking e anche una signora sulla sessantina che si lascia scappare perfino qualche lacrima. Quella signora ha scritto la canzone. Ed è Patti Smith. Il video e la cover fanno il giro del mondo e le due sorelle Soderberg non sono più delle illustre sconosciute. Probabilmente, fuori dall’Italia, non lo erano mai state. Perché, un anno e mezzo fa, quando esce il loro primo disco, all’epoca hanno 19 e 16 anni e mezzo, perfino The Guardian si scomoda per recensirlo. E non risparmia lodi a The big black and the blue. Ora è pronto il secondo lavoro del duo The lion’s roar. Nel frattempo hanno fatto un paio di capatine in Italia, un’intervista radiofonica a “Moby Dick” e hanno fatto capire di che pasta sono fatte. Definire la loro musica new folk è forse fin troppo facile, perché new folk dice molto, ma non tutto: ci sono infatti tutte le caratteristiche del folk 2.0, quello del terzo millennio, e una capacità di creare sonorità in cui anche l’elettronica minimale, quella che non disturba ma che ci sta assai bene come hanno dimostrato, prima di loro, in tanti da Sufjan Stevens in poi, non sembra un inutile orpello. Joanna Newsom è più di un riferimento. Il resto l’hanno fatto loro. Solo cone le voci. E quando le ascolti parlare capisci che, probabilmente, qualcosa del genere è pressoché improbabile, se non impossibile, che si verifichi in Italia. Hanno una cultura musicale vasta e ben puntellata dagli ascolti adolescenziali in casa: il padre bassista, non solo per diletto, le ha cresciute con i dischi dei Ramones e della new wawe. Non hanno avuto bisogno di un X-Factor qualunque o di qualsiasi altro talent show per farsi conoscere. Si sono piazzate lì, a Stoccolma, davanti a gente decisamente in tiro (smoking d’alta sartoria e luminosi abiti da sera) e hanno strappato applausi. Ma sono quelle lacrime di Patti Smith che fanno la differenza. Lacrime vere. Non da fiction tv. E nemmeno da talent show.