Caduta di stile
«NON È UN MONDO molto fragrante, ma è il mondo in cui viviamo», constatava amaramente il detective Marlowe di Raymond Chandler. E lo sa bene il professor Mario Monti che è costretto, per farsi sentire, a usare una definizione che, premette, trova orribile, ma che riassume bene la situazione: «Sulla crescita bisogna metterci la faccia». Puntualmente, all’indomani, «mettiamoci la faccia» è il titolo d’apertura a pagina 3 de Il Sole 24 Ore.
D’ALTRONDE così funziona il mondo della comunicazione e il ricorso a luoghi comuni è diffuso, a volte indispensabile, per cui anche un primo ministro sobrio ed elegante, deve ricorrere a espressioni gergali di largo consumo. Va però sottolineato che il professore ne è consapevole e prima di pronunciare la frase che diventerà titolo ne prende le distanze. Della serie non vorrei, ma mi costringete a farlo.
D’altra natura è la svista del viceministro Michel Martone che, prendendo spunto dalle frasi fatte e ricorrenti nel gergo di questa prima decade del nuovo millennio, non si capisce se c’è o ci fa. Il riferimento è a quel disinvolto uso del termine «sfigato», a dir poco non certo elegante, per definire gli studenti fuoricorso. Un risultato l’ha raggiunto: da illustre sconosciuto è diventato da un giorno all’altro la star della settimana.
D’altronde pur di farsi conoscere ne succedono di tutte i colori. C’è chi sbraita a più non posso, chi molla ceffoni in diretta tv, chi agita cappi e fette di mortadella in Parlamento e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Tanto tutto fa audience e se oggi sei famoso per un verso, domani lo puoi essere per un altro. L’importante è diventare un nome e un volto noti. L’opinione pubblica digerisce tutto e sono comunque una minoranza quelli che leggono i giornali, s’informano e vanno a leggere le carte per scoprire eventuali bluff. D’altronde il viceministro è giovane e non ha l’accortezza di far premesse e ha corretto il tiro all’indomani della caduta di stile. Intanto però qualche facile applauso se lo è portato a casa e non è più uno dei tanti. Ad alcuni tanto basta.
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