Jesse il missionario
GIOCANDO in una squadra che si chiama ‘I redentori’, forse era scontato che Jesse Dykxhoorn avesse qualità non soltanto pallavolistiche. Ma questo canadese nato a Holland Marsh, che l’anno scorso ha giocato per il college dell’Ontario, ci ha messo qualcosa di più. L’anno scorso è partito per tre mesi per fare il missionario in India. Mentre lui era via, ad Ancaster, dove giocano i Redeemers, la squadra ha continuato a vincere arrivando alla medaglia d’argento nel campionato nazionale, per la prima volta nella storia della scuola.
Dykxhoorn, 20 anni, nel frattempo è tornato e qualche giorno fa era in panchina nella partita sul campo dei Mountaineers Mohawk, persa al tie-break. E’ stata l’occasione per tornare sulla sua esperienza, raccontandosi a Larry Moko del Thespec.com.
“Partire è stata una decisione piuttosto difficile per me”, ha raccontato Dykxhoorn, “ma alla fine penso che ne sia valsa la pena. La pallavolo è una passione, ma questo viaggio era qualcosa che sentivo di dover fare in questo momento della mia vita”. Dykxhoorn ha prestato servizio a Calcutta, Chennai e Pune: “Abbiamo fatto molto lavoro con i bambini di strada che non hanno una casa o una famiglia. Diverse organizzazioni hanno fornito loro un riparo, cibo e istruzione. Sono ragazzi che non hanno modo di entrare nel sistema scuola”. E poi c’è la religione: “Abbiamo tenuto riti pastorali in famiglia e condiviso il vangelo di Gesù Cristo, che è davvero importante per me”. Al quarto anno nella scuola dei Redentori, dove hanno giocato anche i fratelli maggiori Josh e Joel, Dykxhoorn vuole diventare un pastore. Si è tenuto in contatto con i compagni via Skype, partecipando anche alle riunioni di preparazione di un paio di partite, quando era a Los Angeles e stava per partire alla volta dell’India. “Avrei voluto partecipare di più, ho cercato di rimanere il più vicino che potevo a tutti i ragazzi”. Ma l’India chiamava: “Ho avuto un periodo molto freddo, là. Ho imparato un bel po’. Ho avuto modo di vedere nuove parti del mondo e di crescere come persona”.