“La monotonia del posto fisso”. Esimio professor Monti le battute lasciamole ai comici
Sarà (come tutti dicono) anche un mago dell’economia ma è certo che come battutista non lo prenderebbero neanche ad una recita universitaria. Eh sì, il premier Monti la battuta fatta l’altra sera a “Matrix” sulla “monotonia del posto fisso”, se la poteva proprio risparmiare. Perché ci vuole altro per convincere i giovani che la flessibilità nel lavoro è bellissima, oggi qui e domani là, come diceva una bella canzone degli anni Sessanta, e basta pochissimo per farli arrabbiare come Iene.
Basta appunto una battuta come quella fatta dal professore dalla Bocconi ad infiammare non solo buona parte del mondo politico che ha tenuto ad esprimersi sull’argomento, ma gli animi di migliaia e migliaia di ragazzi che stanno riversando le loro contumelie sul loro mezzo preferito, cioè Internet. Che in queste ore ribolle di indignazione. D’altra parte come si fa a parlare di “monotonia del posto fisso” a chi non ha neanche un posto precario?
Questi giovani hanno quindi ragione ad essere offesi. Sarebbe bello cambiare lavoro in continuazione per sfuggire alla monotonia. Sarebbe bello fare cento esperienze diverse. Sarebbe bello testare varie occasioni e vari ambienti lavorativi. Il problema è però, come certificato anche da vari dati e piuttosto recenti forniti da istituti al di sopra di qualsiasi parte, che in Italia di lavoro per i giovani non ce n’è.
Andate a leggere la rabbia in vari blog e in vari siti. Fra le infinite considerazioni fatte dai giovani, una mi è rimasta particolarmente impressa per la sua semplicità. Dice: “Per poter comprare casa, potermi sposare e poter mettere su famiglia ho chiesto un mutuo ad una banca. La banca il mutuo non me lo dà perché non ho un posto fisso e di conseguenza un reddito fisso”.
Questa è la situazione. E allora che senso può avere quella battuta fatta dal geniale professor Monti? Nessun senso. Si è trattato solo di una battuta fatta da un eminente professore che, abituato da sempre a fare ponderati e serissimi ragionamenti, voleva forse (dato anche il luogo in cui si trovava, uno studio televisivo), fare un po’ il brillante. Forse “volgarizzando” un po’ troppo le idee che ha in testa per la riforma del lavoro. Come quando al liceo il serissimo e temutissimo professore di matematica tentava di raccontare una barzelletta e non faceva ridere nessuno.
Niente di grave per carità, soprattutto in confronto a tutto ciò che stanno facendo Monti e il suo governo per fare uscire l’Italia dalla drammatica crisi in cui si trova. Una battuta infelice può sfuggire a tutti, anche ad un esimio professore della Bocconi. E sarà certo perdonata appena passata la tempesta mediatica.
L’importante, anche per il professor Monti e i suoi illustri colleghi di governo, è sapere che le battute sono merce da trattare con parecchia cura. E ricordarsi anche che milioni di poveri italiani in questi ultimi tre anni sono stati sommersi da battute (anche piuttosto spinte) che ci hanno portato dove siamo oggi.
Le battute, professor Monti, per qualche anno ancora è meglio lasciarle ai comici del mondo dello spettacolo.