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Monti e lo spread dell’articolo 18 (tra mito e realtà)

«Più si eroga bontà di cuore oggi,  più si creano le condizioni che graveranno come piombo sui
giovani». E ancora «con il cuore in mano saremmo forse più simpatici ma faremmo il male degli
italiani». Parole e musica di Mario Monti, professore e direttore dell’orchestra tecnica di Palazzo Chigi. Senza mezzi termini, senza sconti per nessuno, neanche per se stesso, autobocciato per la battuta sulla monotonia: dispiaciuto se ho offeso, ma comunicare è difficile… Però i giovani sono diffidenti verso la mobilità». Un professore determinato, però,  anche a mettere i piedi nel piatto bollente dell’articolo 18, antipasto — da servirsi entro marzo — di un menù che solo alla fine sapremo se degno della tripla stella o più adatto al Maalox.  Giusto il tempo per dire che

A) «Per come viene applicato in Italia, l’articolo 18 potrebbe scoraggiare l’arrivo di “capitali stranieri in Italia, ma anche capitali italiani».

B) meno tutele a chi è blindato nella sua cittadella, un po’ più di tutele a chi oggi è qusi in schiavitù. (replica immediata della Cgil: quale cittadella? quella dei licenziati?)

C) «Non tutti sono Bill Gates ma anche  se ci fosse un Bill Gates in Italia sarebbe complicato farlo nascere in un garage».

D) L’università italiana è bloccata anche dalla corporazione dei prof.

E) «Per avere un mutuo in banca non serve il posto fisso ma il lavoro».

F) Le banche comprano pochi titoli di Stato rispetto a quanto ricevuto dalla Bce. 

G) «Inviterei tutti a non pensare necessariamente a un proprio futuro in Italia, come credo che un americano non pensi necessariamente al proprio futuro in America».

Il resto è cronaca, basta riguardarsi il video. Ma l’Italia che esce dalle parole di Monti il «cattivo», alternativo ai «governi buonisti che hanno «fatto il male» dell’Italia, impressiona. Oltre l’ironia il prof scatta la fotografia di un paese anni luce diverso da quello di oggi, forse, per qualcuno, non necessariamente  migliore, di certo più simile a quelli che ci circondano e con cui competiamo. Un paese che è riuscito a colmare lo spread più duro da superare. Che non è quello tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, ma è quello, per dirla alla Monti, «tra mito e realtà», tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere.