La celere non è solo un film
L’ignoranza nostrana è trainata dal carro buoi cinematografico. Quando parla il grande schermo, capiamo. Leggendo, no. La banda della Magliana ha iniziato ed esistere quando qualcuno ha inventato Romanzo Criminale. Idem, la celere. In Italia abbiamo bisogno di dare volti noti e improbabili alla storia per imparare a conoscerla. Ora succede coi reparti mobili della polizia di Stato. Fino all’altro ieri, a parte la smandrappata ciurma di fancazzisti dello stadio domenicale, la celere non la conosceva nessuno. Se dicevi celerino, pensavano a un fiammifero . E se pronunciavi Scelba, pensavano a un particolare tipo di frutto. Ora siamo diventati tutti esperti perché il cinema ne ha parlato. Ma non c’è bisogno d’un film per capire a fondo il lavoro dei reparti mobili. Non vorrei trovarmi davanti a quelli che si fanno chiamare ultrà neanche per un secondo. I ragazzi della polizia se li devono puppare tutte le domeniche.
Non provo neanche a schierarmi in mezzo alle due “fazioni”, mi dispiace. Le bastonate che si pigliano dalle belve transumanti in stadi e piazze solo i poliziotti le conoscono. Ed, eccoli, bontà loro, i radical chic del disordine e del diritto alle urla e alle percosse, quando paragonano l’Italia al Cile di Pinochet. Non penso proprio: ma li vedete in tv i nostri ragazzi della polizia come arretrano davanti all’irruenza animale della curva? La fenomenologia del celerino muta quando facciamo un salto indietro. Spesso e volentieri il manganello si mulinava in aria senza criterio, per non parlare del fischio dei proiettili che fece rimettere la pelle a qualcuno. Era la prima celere, quella reduce dal militarismo cieco e becero del dopoguerra. Erano i plotoni presi e sbattuti nelle piazze, creati per reprimere punto e basta. I reparti mobili sono ben altra cosa. E si muovono in un campo di gioco con certe regole.
L’ho visti operare, per il mio lavoro, nelle situazioni più disperate. L’ho visti beccare insulti ed essere trattati come bestie inqualificabili dalla fogna nullafacente della società che le botte davvero le molla per sport. Facile giudicare chi ha un manganello e un elmo in testa per difendersi. Gli altri, il bastone, ce l’hanno sicuramente per attaccare. Notavisti, noglobalume d’ogni sorta e non si sa quale credo procedono avanti ciechi con uno sproporzionato e deviato diritto a “manifestare”. Scomodo Pasolini e la sua invettiva contro gli studenti fighetti per ricordare i reparti celere e il loro ingrato compito. Che va ben oltre di un film al cinema.