Pensando a Marco Pantani e a Contador squalificato dopo 565 giorni
Fra sette giorni saranno otto anni. Otto anni che Marco Pantani se n’è andato, in fondo al tunnel di una vita distrutta da un ignobile linciaggio mediatico, dal circo del ciclismo che prima l’ha sfruttato in ogni modo e poi l’ha scaricato come un pacco postale. Marco Pantani innocente. Marco Pantani che non è mai, dicasi mai, stato trovato positivo ad un controllo antidoping e, invece, il 5 giugno 1999, a Madonna di Campiglio, venne fatto fuori dal Giro, di cui era il dominatore, grazie alla squalifica di 15 giorni inflittagli per il valore dell’ematocrito, appena superiore al margine di tolleranza consentito dalle norme. Un valore talmente ballerino da suscitare sospetti, dubbi, perplessità mai fugati. “Ma i regolamenti sono i regolamenti”, dissero allora i custodi dell’ipocrisia.
Già, i regolamenti. Cambiano, si modellano, si adeguano ai tempi e alle necessità del ciclobusiness. Tanto, Pantani è morto nel 2004 e chissenefrega di tutto quello che gli hanno fatto passare, che hanno fatto passare a una delle leggende del ciclismo mondiale. Chissenefrega della depressione, della sofferenza, delle porcherie immani dette e propalate sul suo conto, della pena infinita dei suoi genitori, Paolo e Tonina, di sua sorella Manola, dei suoi cari, dei suoi amici, dei suoi tifosi, del loro dolore, del dolore di Cesenatico.
Poi, poco prima dell’ottavo anniversario della scomparsa di Marco, succede che Alberto Contador venga squalificato per due anni. Il Tribunale d’arbitrato sportivo (Tas) l’ha appiedato per 2 anni, riconoscendolo colpevole di positività al clenbuterolo nel Tour de France 2010.
A Contador sono stati tolti il Tour 2010 e il Giro 2011.
Lo spagnolo non potrà partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012. Ha sempre spiegato la positività facendo riferimento all’assunzione di carne contaminata. Naturalmente, la federciclismo iberica gli ha creduto perchè, come ha osservato Angelo Costa, Contador “poteva essere fermato o doveva farlo il suo Paese, ma come sempre, quando c’è di mezzo uno sportivo di grido, la Spagna si gira dall’altra parte. ”
L’Italia, invece, o meglio, una parte dell’Italia del ciclismo, non vedeva l’ora di abbattere il suo mito.
Assolto in patria, Contador è finito davanti al Tas su istanza dell’Unione ciclistica internazionale (Uci) e dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada).
Per arrivare alla squalifica di 2 anni ci sono voluti 565 giorni, durante i quali Contador è stato libero di correre e di guadagnare dovunque, a cominciare dallo stesso Belpaese delle due ruote che aveva tradito Pantani. Contador è stato osannato e riverito come se nulla fosse, con la scusa che mica si poteva fermare perchè tutti hanno diritto alla presunzione d’innocenza. Quasi tutti.
Lo stesso trattamento ipergarantista non è mai stato riservato a Pantani, pur non essendo mai stao trovato positivo a un controllo antidoping. Lo ripetiamo ancora una volta per spaccare i timpani a chi non l’avesse ancora capito o facesse finta di non capire.
La mattina di Campiglio, un giornale scrisse: Marco pedala nella storia. Il giorno dopo lo scaraventarono nella polvere senza lo straccio di un riguardo, di un dubbio, di un’eccezione, accusandolo di avere pugnalato il ciclismo, il Giro, l’Italia, il mondo. Qui, di mondiale c’è la vergogna per ciò che è stato fatto a Pantani, mai abbandonato dai milioni di tifosi che ancora oggi lo amano, lo ricordano, lo venerano ai quattro angoli del pianeta.
Basta andare sui siti e suelle pagine dei social network dedicati a lui per rendersene conto. Ce n’è uno, Pantanichannel.it, addirittura in cinque lingue. L’ha creato Sergio Piumetto, supertifoso del romagnolo. Nel giugno scorso, su sua iniziativa e con il sostegno di Quotidiano.net, il Comune di Valloire ha inaugurato un monumento a Pantani sul Galibier, alla presenza di mamma Tonina e papà Paolo, per ricordare la straordinaria impresa datata 27 luglio 1998, il trionfo nella tappa delle Deux Alpes.
Ogni anno, in agosto, i francesi organizzano una settimana di corse e di scalate in onore di Marco. Vi partecipano migliaia di ciclisti che arrivano da tutto il mondo.
Marco è vivo. I morti che camminano sono quelli che hanno voluto distruggerlo.