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Rita, ancora non esisteva il fantacalcio

Che giornata, ragazzi. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando si scoprivano solo le righe e il pallone era arancio. Quando gli spalti, ghiacciati o no, erano pieni di spettatori che se ne infischiavano del freddo. Quando alla Domenica Sportiva potevi vedere, tu che te ne eri stato tutto il pomeriggio spalmato sul divano,  i gol. Tutti i gol. Non tutti i gol meno quelli degli anticipi e dei posticipi e delle partite rimandate e di quelle spostate e di quelle interrotte. Una raffica di palloni che “insaccano la rete”,   “fanno la barba al palo” , “scheggiano la traversa”. Perché le rondinelle, i crociati e chi portava in alto il nome della dea scendevano in campo sempre. Ed era uno sport da maschi.

Questo, gonfiato da un’anacronistica (ma nemmeno troppo) retorica, è quello che ho sentito in radio, in televisione, on line, la scorsa domenica, quando tutti gli incontri di serie A si sono giocati, in contemporanea, alle 15 per il maltempo e il rischio neve.

Prima di tutto, una premessa: il calcio mi piace, davvero. Non guardo solo la Nazionale, non guardo solo i bei ragazzi, lo giuro. Mio papà mi ha cresciuto con una sana fede: non sono in grado di snocciolare statistiche e aneddoti, ma so cos’è un fuorigioco.

Abbiamo detto: il calcio mi piace, ma non posso non osservare con un sorriso (è un eufemismo) come, da sempre, il calcio sia visto come terzo vertice di un rapporto, che diventa, quindi, triangolo. Nei primi anni Sessanta , Rita Pavone, sulle note  del grande successo di Vianello, si chiedeva il perché di domeniche passate da sola .

Oggi, a dir la verità, la maggior parte delle donne non sono lasciate sole in casa: per 90 minuti (altro eufemismo) sono un ingombrante soprammobile mentre scorrono le immagini delle tv a pagamento: non è una tragedia. Il punto è che nel 2012 il terzo incomodo non è il calcio giocato, ma quello immaginato.

Fantacalcisti di tutto il mondo unitevi. La squadra dei sogni (o quella che si riesce a mettere su durante accese aste di mercato, più realisticamente) è la nuova fede. Basta tifo contro nerazzurri, rossoneri o bianconeri. Il vero tifo è quello pro o contro singoli giocatori della fantasquadra avversaria. Il sabato la formazione, la domenica le partite, il lunedì la Gazza. Meglio se croccante (cit.). Il martedì una Coppa, il mercoledì l’altra. Il mercato non chiude mai, i procuratori non dormono mai. Allenatori e presidenti sono collegati da un filo diretto. L’aspetto migliore di tutto ciò è che niente è reale. E capita che nemmeno lo si faccia per soldi, che in tempo di recessione potrebbe pure essere un’idea.

Hanno provato a spiegarmi che il fantacalcio è una passione per tutte le età a cui non si può rinunciare. Davanti a qualcosa di irrinunciabile, mi trovo costretta a redarguire Pel di Carota. Perché, in fondo, non le andava così male: 90 minuti, massimo un pomeriggio. Oggi, il calcio è H24.