Fabriano, gli “annoiati” del posto fisso rubano per fame
Venticinque giorni, quattro furti. Al supermercato. Bottino: fette di prosciutto e nutella. Movente: “Avevamo fame”. Variante: “Non arriviamo a fine mese”. Indiziati: pensionati. Rigorosamente italiani. A parte un albanese. Non siamo nell’est, non siamo nell’extra Ue, non siamo nel paese delle Prinz o in Africa. Siamo nel paese dello spread, degli I-phone, del lavoro che non c’è, dei disoccupati o cassintegrati. Siamo a Fabriano, zona di frontiera dell’Anconetano, nota per essere la città della carta, ma dove la carta, ormai, non c’è più neanche per il rotolo del gabinetto. Le aziende sono in crisi, le tute blu in mezzo alla strada a centinaia. In questo angolo di Marca che gli amministratori dipingono felice i contraccolpi sono arrivati fino alla vicina Matelica. O a Cerreto d’Esi, località sperduta ma nota solo per essere sulla strada per Roma. Fatto sta che qui si ruba per mangiare. Tutto ciò mentre c’è chi le mascelle le muove per dare aria alla bocca, fantasticando strane noie dovute al posto fisso.
Quello che peggio è il coretto retrostante, pappagallistico e un po’ lecchino, dei “bambagiati”, di coloro che sparano minchiate col didietro al sicuro. Non è populismo, ma solo buonsenso. Fino all’altro ieri, Fabriano e Cerreto erano zone non dico benestanti, ma vivibili. Oggi sono ridotte quasi al lastrico. E sapete perché? Perché la gente s’annoiava ad avere il posto fisso e allora s’è licenziata e ha preferito la mobilità. Più beat, più hippy. Così è iniziato l’esproprio proletario, indice di malessere e disgregazione di ogni legge di natura. Mi raccontavano che governare non è la cosa più facile al mondo. Che far quadrare i conti senza pretendere il plasma non è da tutti.
Oggi governare è tagliare. E non sembra che qualcosa sia cambiato. Siamo tutti capaci di far bastare la torta non facendola mangiare. La torta, però, si deve condividere o quantomeno cercare di donarla. Altrimenti si va a sgraffignare dai supermercati, beccandosi una denuncia a piede libero. Il capitolo Fabriano è il paradigma di un’Italia che progressivamente va degenerando. Che non garantisce un legame con la propria terra (“Ma no, emigrate, che èmeglio”), alla faccia dello strillato orgoglio della bandiera. Incondizionatamente, io, giovane, vorrei per i miei coetanei: posto fisso, possibilmente vicino a casa e legato alla famiglia. C’è chi ad essa inneggia, ma di fatto vuole annientarla, anche se per anni è stata il fondamento di questo Paese. Anche degli stessi signori che s’annoiano a stare in panciolle per una vita. Senza neanche passare per la pensione. A domani.