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Scongelare lo spread (avanti Monti)

Lo spread  tra i btp a dieci anni e il bund e’ sceso, in apertura dei mercati, sotto i 350 punti. Favorito,  e’ la tesi prevalente, da un certo ottimismo per la probabile intesa tra la Grecia e la triade Ue-Bce-Fmi sul piano di austerita’ che allontani o scongiuri il default di Atene. Ma anche dalla disponibilita’ della Bce di acquistare titoli del debito grecoscambiando li con i bond dell’Efsf, il fondo salva stati.  Oppure, secondo i piu’ pessimisti, semplicemente perche’ i mercati hanno gia’ scontato il crac greco.

Quale che sia la versione giusta, se la Bce fara’ quello che si dice, sara’ l’ulteriore conferma della svolta impressa dal governatore Mario Draghi alla strategia dell’eurotower. Guai, pero’ , a sposare la pretestuosa tesi di quanti legano l’andamento dei titoli italiani a fattori internazionali e non italiani: se la Grecia guarisce, o migliora solo un po’, lo spread riflette semplicemente il minor rischio di contagio, non una nostra sana e robusta costituzione del nostro paese. Insomma, e’ lamalattia a esere meno virulenta, non noi a essere piu’ forti. Il punto rimane sempre lo stesso: irrobustirsi ed evitare ricadute. Ovvio che pagare meno interessi aiuta, ma non basta. Servono, per quanto sia monotono ripeterlo, le riforme. E un paese piu’ libero. Serve che il professor Monti continui la cura prescritta che, e’ innegabile se si e’ in buona fede, sta dando frutti e, soprattutto,, ha il merito di avere riportato al centro i nodi che soffocano l’economia.

Parlare  di riforme oggi vuol dire affrontare anche il mondo del lavoro. La riforma dell’articolo 18, secondo i tecnici del governo accreditati dai media, potrebbe valere tra i 150 ei 200 punti di spread. Che, all’ingrosso,  fanno una cinquantina di miliardi in meno di interessi  da pagare sul debito pubblico kolossal di 1.900 miliardi dell’Italia. Ragione sufficiente per comprendere l’accelerazione del governo  su un terreno cosi’ spinoso: alti interessi,  scarsa crescita da decenni, poco lavoro e un paese in gran parte bloccato pesano sulle generazioni della precarieta’ ben piu’ di una tutela della quale, tra l”altro non godono. E che, probabilmente, interessa meno ai figli che a padri non sempre disposti a rinunciare a qualcosa. Si fa fatica a credere che l’articolo18 sia il primo degli ostacoli alla crescita. Considerarlo un totem ,pero’, e’un lusso che non possiamo permetterci. Il cantiere e’ aperto: ci sono diverse ipotesi su un tavolo dal quale ancora nessuno si e’ alzato. Magari per concludere che prima ci puo’ essere ben altro da fare o completare per liberale (non e’ un refuso) il paes. E far  cadere altri fiocchi di spread.

Twitter @pgiacomin