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“Così viviamo a stipendio dimezzato. Niente carne e si dà fondo ai risparmi”.

  ATENE . «SOPRAVVIVERE. Il mio progetto per il futuro è solo questo». Yanis
 Pavlopulos, 30 anni, una moglie e un figlio, Fotis, sette anni, è un
 «privilegiato», se la parola qui a Dafni, un quartiere della classe media
 ateniese, ha ancora un senso. Ha inseguito a lungo l’obiettivo del posto
 fisso. Un anno fa è stato assunto dal Comune come autista di mezzi per la
 raccolta del pattume. Guadagnava 1000 euro al mese. Da domenica sera il suo
 stipendio è bruscamente calato a 600. «Ma per fortuna la nostra casa ci è
 stata regalata dal padre di mia moglie. Così non devo pagare l’affitto. Qui
 in zona la media è sui 400 euro. Fotis frequenta la scuola pubblica che è
 gratuita».
 I conti sono fin troppo facili da fare: «Per il cibo spendiamo circa 300
 euro al mese. Tireremo la cinghia.   Cucineremo spaghetti e legumi, fagioli,
 lenticchie e carote, e pochissimo agnello. La carne potremo permettercela
 solo una volta alla settimana». «Se va bene», gli dà di gomito un amico . 
 
 SI AVVICINA al nostro crocchio un uomo di mezza età piuttosto elegante.
 Georgios Karoplesitis, 46 anni, tiene per mano il figlio Euripides, di 11,
 alunno di quinta elementare. Fatica un po’ a confessare, davanti al suo
 ragazzino, il vicolo cieco nel quale è finito: «Per ventitre anni ho
 lavorato come portiere d’albergo, gli ultimi sei al ‘Theo Xenia’, in pieno
 centro. Ho perso il lavoro. Da gennaio non percepisco più neppure il
 sussidio di disoccupazione, 552 euro al mese. Ho spedito e consegnato
 curriculum a tutto spiano. Mi dicono: abbia pazienza, ci faremo vivi».
 La famiglia campa sui risparmi del passato: «Mi basteranno ancora per un
 anno, al massimo diciotto mesi. Poi la nostra benzina finirà del tutto».
 Georgios confessa il suo tarlo: «Forse mi preferiscono candidati più
 giovani. Con l’ultimo provvedimento possono assumerli a 390 euro al mese
 netti».
 
 A POCHE centinaia di metri il ciclone della crisi ha investito anche
 l’esercizio di Costas Liutas, 47 anni, padre di tre figli, vicepresidente
 del sindacato dei ‘kiroplastikon’, i fabbricanti di candele e di altri
 piccoli oggetti di cera: «Cinque anni fa avevo 14 dipendenti. Me ne sono
 rimasti due. Fornivo 150 chiese. Ora solo dieci. Sono aumentati i
 fabbricanti e sono calati i margini. Abbiamo perso il 60 per cento della
 produzione».
 Il governo?  «Nessun esecutivo ha mai aiutato le piccole imprese che
 assicurano il grosso dell’occupazione. Io pago circa 20 mila euro di imposte
 su un reddito annuo di 65 mila. Molte aziende agricole qui hanno chiuso,
 però importiamo i pomodori dalla Spagna e l’aglio dall’Argentina e dalla
 Cina . Ha senso tutto questo?». «Abbiamo tanti parenti in Canada e in
 Australia», sorride. Ma poi torna serio: «Stavo scherzando. E’ vero che
 quando mi sveglio alla mattina il primo pensiero sono le tasse. Mi chiedo:
 quale devo pagare oggi?  Ma resta il fatto che con le spalle al muro noi
 greci rendiamo meglio, proprio come voi italiani» .
 
 POCHE ORE dopo in centro una piccola folla di habituè del cinema Attikon,
 divorato dalle fiamme anarchiche, si dà appuntamento davanti alla sala con
 le candele in mano, come se partecipasse al funerale del compagno di tante
 serate. Secondo la polizia i black bloc sono riusciti a divellere e a
 scagliare pietre per diverse tonnellate. Il bilancio finale dei danni
 principali riguarda 17 banche, 70 negozi, 4 librerie e 5 centri commerciali,
 tutti presi di mira per colpire al cuore i ‘templi del consumo borghese’. I
 dipendenti dei negozi distrutti svuotati, spiega un giornalista greco,
 perderanno il lavoro: pochi hanno ora i soldi per ricostruire e riaprire.
 Tra le cose che sembrano certe (l’incertezza è d’obbligo, nella convulsa
 situazione ellenica), c’è solo la diminuzione del 22% dei salari minimi nel
 settore privato. Quelli del pubblico sono già stati ridotti.
 
 LA POLIZIA ateniese ha comunicato quello che dovrebbe essere il bilancio
 definitivo delle violenze di domenica. Negli scontri iniziati attorno alle
 17 e proseguiti fino a tarda notte ci sono stati 170 feriti, tra cui 70
 agenti. Nessuno sembra essere in condizioni gravi.
 La polizia ha fermato 92 dimostranti, e per 74 è scattato l’arresto.