Monti ferma Roma 2020, l’Italia ha paura di osare
CI SONO buonissime ragioni politico-economiche per dire no alle Olimpiadi di Roma 2020: i tempi calamitosi della crisi, l’austerity predicata dal governo Monti, la paura, neppure troppo nascosta, che si ripetano i mangia mangia e le speculazioni di Italia ‘90 e dei recenti mondiali di nuoto del 2009. La «paura di slacciare le cinture di sicurezza» è l’immagine molto realistica offerta dal premier ai giornalisti. Eppure questa rinuncia a correre per l’0limpiade numero 34 della storia moderna suscita profonda amarezza e offre agli occhi del mondo l’immagine di un Paese ripiegato su se stesso, che non ha voglia né coraggio di rischiare, un’Italia che non osa scommettere sul proprio futuro. Roma 1960 celebrò in modo solare la rinascita di un Paese che si era messo alle spalle la guerra e viveva con slancio la dolce primavera del boom economico. I Giochi di Berruti e Benvenuti, di Cassius Clay e Abebe Bikila, dei dolci amori al villaggio olimpico sono la fotografia di un’epoca forse irripetibile.
QUELLA di Roma 1960 fu insieme la prima Olimpiade moderna della storia e l’ultimo angolo di poesia. Riportare i Giochi all’ombra del Colosseo, dopo sessant’anni esatti, poteva avere un alto valore simbolico: la ricerca di un nuova opportunità, la fede in un rinascimento possibile, la voglia di competere accettando tutti i rischi del caso. Perché la battaglia con Tokyo e Madrid sarebbe stata comunque ardua. Ma con un uomo di sport navigatissimo come Pescante, oggi vicepresidente del Cio e col supporto di un Paese davvero convinto che i Giochi siano ancora un’ opportunità (come lo furono per Barcellona ‘92), la sfida si poteva accettare e forse perfino vincere, magari lasciando più ampio spazio ai capitali privati, come accadde per Los Angeles 1984.
E invece siamo qui, ancora una volta, nel nostro piccolo orticello, a contemplare le meraviglie e i sogni realizzati di Londra 2012 e a ripensare con immensa nostalgia alla falcata di Berruti sulla carbonella dello stadio Olimpico, alle sue braccia spiegate come ali verso la vittoria. Una nuova Roma non ci sarà.