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Viaggio tra le rovine di Atene. “Mai schiavi dei tedeschi”.

 ATENE
 «ABBIAMO combattuto tante volte per la libertà, ma questa schiavitù è peggio
 di ogni altra, peggio dell’occupazione nazista», strepita Stella Papafagou,
 82 anni, a pochi passi da un’ala dell’Alpha bank, il secondo istituto di
 credito privato del Paese, annerita dalle fiamme. Stella è imbufalita con il
 governo di Luca Papademos:   «Segue gli ordini dei tedeschi, vista la mia
 tarda età avrei preferito morire con dignità piuttosto che chinare la testa»
 .
 «La Grecia è un’immenso manicomio», sentenzia un altro passante scuotendo il
 capo. Una donna indica la Biblioteca nazionale: «I black bloc sono arrivati
 da laggiù, dalla facoltà di legge, hanno lanciato le molotov e sono svaniti
 nel buio. È successo tutte le volte che abbiamo tentato di protestare
 pacificamente, non ne posso davvero più».
 In piazza Omonia un negozio di armi è stato completamente ripulito. Sotto la
 galleria Koran, vicino alla fermata Panepistimio della metropolitana, si
 tenta di far sparire il nerofumo con un potente getto d’acqua. La palazzina
 che ospitava l’elegante negozio di casalinghi e di vasellame Kosta Boda
 Illum, notissimo per le liste di regali chiesti dai futuri sposi, fuma
 ancora. I muri esterni sono diventati quinte ingannevoli. Dentro è crollato
 tutto. Il fuoco ha incenerito anche uno Starbucks, simbolo dell’odiata
 America. 
 
 GLI EDIFICI che hanno subito danni sono 93. Centosettanta imprese e negozi
 non hanno potuto riprendere la loro attività. Davanti a un’edicola di viale
 dell’Università un anziano distinto osserva i titoli dei quotidiani e
 mormora: «Io sono socialista, però non posso fare a meno di ricordarle che
 Georgios Papadopulos, il capo della giunta dei colonnelli, è morto in galera
 senza lasciare una lira di debito pubblico». I black bloc sono sbucati fuori
 proprio da quella facoltà di legge che nel 1973, assieme al Politecnico, fu
 la culla della rivolta contro i golpisti. Il palazzoora è deserto e
 sprangato.
 La polizia sembra aver ripreso il controllo del centro. Il traffico è di
 nuovo infernale. In viale dell’Accademia sono schierati due grandi furgoni
 blu della ‘Mat’, gli agenti speciali antisommossa. I muri sono istoriati di
 scritte di colore arancione, le firme degli anarchici. Una è dedicata
 proprio agli agenti. Recita: «Poliziotto, i tuoi figli ti mangeranno». Su un
 chiosco di giornali si legge l’invito a «trasformare la paura in rabbia». «È
 ora di diventare pericolosi», esorta un altro graffito. Un terzo inneggia al
 «sampotaz», il sabotaggio, delle «relazioni sociali». 
 
 IN VIALE Stadiou una saracinesca sventrata nella parte bassa dimostra che
 gli obiettivi sono stati scelti con cura. Il proprietario dell’esercizio
 comprava oro, argento e vecchie dracme, la valuta nazionale prima
 dell’euro.  Da domenica i bancomat sono a secco. In Parlamento il ministro
 delle finanze Evangelos Venizelos ha denunciato la corsa al ritiro dei
 quattrini . Secondo le sue stime, dalla fine del 2009 sono stati prelevati
 65 miliardi di euro. Solo una parte di questa montagna di soldi, 16
 miliardi, è finita in Svizzera, in Gran Bretagna, in Germania e perfino a
 Singapore. Da dieci anni i controlli incrociati fra i cospicui beni visibili
 e le irrisorie dichiarazioni dei redditi sono il tema di un inutile
 dibattito.