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Evasori e mazzette. Così la corruzione si divora la Grecia

  ATENE. ERA IL GIOVANE professore universitario di informatica che avrebbe dovuto
 tappare le troppe falle del sistema fiscale. Se n’è andato, ufficialmente,  per motivi «personali». Ma poi si è saputo che Diomidis Spinellis aveva  scoperto una truffa sistematica ai danni delle esangui casse statali.   Gli  agenti del fisco che si occupavano di un colossale contrabbando di  carburante avevano escogitato un sistema ingegnoso. Stabilivano l’entità  della multa e si facevano versare il 40 per cento della somma.  Allo stato  finiva solo un quinto dei soldi dovuti. Il truffatore era premiato con uno
 sconto pari alla percentuale incamerata dall’agente dell’erario.
 
 «C’È UNA mancanza di coraggio politico», ha commentato lapidario Spinellis. L’evasione fiscale risucchia fortune, forse 14 miliardi di euro all’anno. Su  5 milioni di contribuenti solo 33 si collocano al di sopra dei 900 mila euro  . Nikos Karouzos, 43 anni, anchor della radio del Comune Athina 984 e di
 Axia, il secondo settimanale economico del Paese, alla Troika che chiede  rigore ad Atene, Ue, Banca Centrale europea e Fondo monetario  internazionale, innalzerebbe un monumento. «La Grecia – allarga le braccia -  è il Paese nel quale solo ora si è arrivati alla richiesta di rinvio a  giudizio per Akis Tsohazopulos, esponente del partito socialista Pasok e  ministro della difesa per ben sette anni. L’ultimo suo mandato è finito nel  2004. Si era comprato una villa stupenda ai piedi dell’Acropoli. Aveva
 trattato l’acquisto di alcuni sottomarini tedeschi. Non è stato neppure  rieletto deputato». 

Le forze armate, che assorbono il tre per cento del  Pil, sono un pozzo senza fondo.  L’altro grande collettore di appalti è la  Siemens. Il tesoriere del Pasok Todoros Tsoukatos ha ammesso di aver girato  al partito bustarelle per 1 milione di euro versategli dalla società  tedesca. Il Pasok ha negato e ora non se ne sa più nulla. «C’è anche – agita  il coltello nella piaga Karouzos – uno scandalo perfettamente bipartisan. Il  Pasok e Nea Demokratia, il partito di centro-destra che il 29 aprile  potrebbe vincere le elezioni, hanno un debito di 250 milioni di euro nei  confronti delle banche. Gli istituti di credito fingono di accontentarsi di  una fragile garanzia. I partiti hanno promesso di versare i quattrini del  finanziamento statale da qui al 2017, fingendo di ignorare che negli anni le  percentuali del consenso mutano». 

 Dalle banche sono stati ritirati 65 miliardi di euro. «Si dice – racconta il  giornalista – che molti abbiano nascosto pacchi di quattrini nei frigo.  Aleggia lo spettro di una bancarotta di tipo argentino, nessuno vuol correre  il rischio di vedersi congelati i risparmi».

  «I medici – confida con un  moto di sconforto il giornalista radiofonico – chiedono mazzette perfino per  gli interventi chirurgici. Se non paghi, semplicemente perdi il tuo turno».   Nel 2009 un censimento promosso dal Pasok sui dipendenti pubblici ha portato  all’individuazione di un impiegato che percepiva regolarmente lo stipendio  da due ministeri. In compenso i fondi europei sono negletti. Parola di  Alessandro Carbone, 48 anni, direttore locale di ‘Think Europe Consulting’:  «In sei anni non ho mai emesso una fattura per un cliente greco. Si calcola  che nel 2013 l’utilizzazione di fondi Espa arriverà appena al 17 per cento».
 Sprechi che rendono ancora più inaccettabile il dilagare della povertà. Una  radio trasmette un appello ai clienti dei supermercati. Li invita a fare la  spesa anche per chi ha fame.