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Invisibili e disoccupati

IL MINISTRO Elsa Fornero annuncia «riforme coraggiose» per il mondo del lavoro e le promette «entro la fine di marzo». Domani è previsto un nuovo incontro con le parti sociali proprio per mettere mano alla materia e sono annunciati interventi «da realizzare con il massimo consenso». Obiettivo ambizioso, ma che rischia di fallire in partenza perché non tiene conto che a quel tavolo mancherà una delle parti in causa, un ospite invisibile, il cui fantasma sarà evocato senza però mai comparire.

UOMINI, donne, cassintegrati, licenziati, precari, dipendenti… tutti avranno un rappresentante, un portavoce delle loro istanze. Ma chi prenderà la parola per gli under 25, per tutti coloro che un lavoro finora non l’hanno mai visto? Un giovane su tre, il 36 per cento della popolazione compresa in questa fascia d’età, se ne sta a casa e non vede all’orizzonte alcun tipo di occupazione in grado di lasciare anche solo intravedere il proprio futuro. E la percentuale dei giovani a spasso s’alza ancora se si considera lo stato delle cose a Sud di Roma. Eppure, da sempre, non esiste un paladino dichiarato delle esigenze di chi deve compiere il primo passo nel mondo del lavoro. Da qui nasce la delusione, la sfiducia verso le istituzioni, quella stessa che porta poi ad allontanarsi da qualsiasi forma di partecipazione. L’accettazione passiva dello stato delle cose finisce per prevalere, un atteggiamento che rischia a lungo andare di accentuare l’indifferenza e la diffidenza verso il mondo politico. Come accadeva negli anni Settanta/Ottanta, i più bui della storia della Repubblica. Anche allora alla frattura fra Stato e giovani, si aggiungeva quella fra chi un posto di lavoro l’aveva e chi invece non l’aveva mai visto. All’epoca trovò terreno fertile il terrorismo, oggi la sensazione è che la disperazione spinga non più verso la follia ideologica, ma alla delinquenza, alla violenza perseguita per sopravvivere. Meccanismo ben noto nelle periferie degradate delle metropoli, ma che rischia di trovare terreno fertile un po’ ovunque, laddove il futuro somiglia a un buco nero.

ugo.cennamo@ilgiorno.net