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Lotta di classe contro le partite truccate

IN UN PAESE evoluto, un’idea così potrebbe anche ottenere qualche risultato concreto. E magari diventare un film giudiziario all’americana, come ‘L’Uomo della pioggia’ o ‘Il rapporto Pelikan’. In Italia immagino che finirà diversamente, visto che i nostri politici sono evidentemente allergici alle cosiddette ‘class action’. Eppure è proprio questo che ha in mente un gruppo di ex calciatori del Bari, che sta valutando la possibilità di promuovere un’azione giudiziaria comune nei confronti dei calciatori che dovessero essere riconosciuti colpevoli delle ‘combine’ nelle partite dell’anno scorso su cui sta indagando la procura del capoluogo pugliese.

L’idea è quella di difendere la dignità di una maglia “portata con orgoglio e ora macchiata dalla slealtà di un manipolo di pseudoatleti che hanno venduto partite e creato le condizioni per una retrocessione dolorosa”. Le virgolette sono del promotore dell’iniziativa, Mimmo Magistro, calciatore del Bari tra il ’63 ed il ’68, quindi assessore comunale a Bari all’inizio degli anni novanta.

QUANDO ho letto il suo nome, mi è sembrato subito di ricordare qualcosa collegato alla pallavolo. E infatti c’è voluto poco per verificare: Magistro ha ottenuto la Stella d’oro al Merito sportivo del Coni non per i meriti acquisiti come calciatore, ma come presidente di una squadra di pallavolo femminile. E’ stato uno dei fondatori, 43 anni fa, dell’Amatori che vinse uno scudetto nel 1979, la Coppa Confederale nel 1984, la Coppa Italia nel 1988 e lo scudetto del beach volley nel 1996.