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La serie A di Squinzi

Giancarlo Mazzuca

Una poltrona per due. Nei prossimi giorni entrerà nel vivo la corsa per la successione di Emma Marcegaglia alla guida della Confindustria: in lizza sono rimasti Giorgio Squinzi, patron della Mapei, e Alberto Bombassei, titolare della Brembo. Mai come questa volta, con il mondo delle relazioni industriali in pieno sovvertimento sull’onda della crisi e della “rivoluzione Fornero”,  sarà importante conoscere pregi e difetti dell’inquilino che occuperà la poltrona di Viale dell’Astronomia.  Se Squinzi ha già ottenuto l’appoggio di molte associazioni territoriali, Bombassei è riuscito a strappare il “sì” di  Sergio Marchionne e della Fiat.

Oggi vorrei parlare  del primo che ha molti meriti (è anche presidente del Sassuolo Calcio che sta spiccando il volo verso la serie A) e un grande difetto: è amico mio. Conosco, infatti, Giorgio, da una vita. Da quando, ragazzo, frequentava l’hotel “Brasil” di Milano Marittima per una ragione molto semplice:  i proprietari di quell’albergo, gli Spazzoli di Forlì, erano genitori di Adriana che divenne la fidanzata e poi la moglie del “signor Mapei”. Ma Adriana era anche mia compagna di corso, alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, e con Squinzi si è così cementata una amicizia più che quarantennale.

Credo, quindi,  di poter affermare con certezza che Squinzi potrebbe essere davvero un buon presidente della Confindustria soprattutto in un momento di grave emergenza come l’attuale. E’ un tipo prudente, molto pagato, ma anche molto determinato nei momenti delle grandi decisioni. Viene dipinto dai giornali come un imprenditore piuttosto conservatore anche politicamente, ma in realtà riesce a intrattenere ottimi rapporti sia a destra come a sinistra. Conosce da tempo Romano Prodi, con  il quale condivide la passione per la bicicletta (si sono pure cimentati assieme in alcune arrampicate alpine), ma ha anche ottimi rapporti  con Fedele Confalonieri, l’amico di una vita di Silvio Berlusconi,  per via della passione comune  per la lirica. Credo che Giorgio coltivasse da tempo l’ambizione di diventare il “numero uno” di Confindustria (forse da quando, per la prima volta, divenne presidente  della Federchimica), ma ha avuto sempre un freno in famiglia: la moglie e i due figli che lavorano tutti alla Mapei.  Nel 2008  condussi un’intervista pubblica a Squinzi all’Istituto di cultura italiana di Londra sul ruolo dell’imprenditore e sul futuro del “made in Italy”: la sua ricetta mi parve subito vincente perché, senza essere un inguaribile ottimista, dimostrò di avere le idee molto chiare sulla qualità e sulla competività dei nostri prodotti. Del resto, Squinzi è un tipo abituato a vincere: imprenditore di seconda generazione, ha trasformato la Mapei in una multinazionale nel settore dei collanti per piastrelle e anche nello sport (prima con una squadra ciclistica, ora con il calcio) è sempre stato in grado di primeggiare. Il 2012 potrebbe essere, adesso,  il coronamento di una carriera con la serie A della Confindustria e con la promozione del ” suo” Sassuolo Calcio.