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La radio Alice dei No Tav

Anche i “notavini” hanno la loro radio Alice. Trasmette in diretta. Ieri, ad Ancona, la mia mail del giornale era tempestata di breaking news. Aggiornamenti in tempo reale. Firmati da sigle e acronimi abbastanza bislacchi ma No Tav di origine controllata. I dispacci erano lanciati al ritmo del corteo. Raccontavano le offensive, le controffensive, le mosse degli Acab e dell’avanguardia. Proprio come i nonni della contestazione settantasettina. Con una differenza: le sonde della polizia postale, pur potendoli braccare, li lasciano fare.

Al contrario delle furiose giornate del marzo bolognese. La contestazione 2.0 cambia i mezzi, ma non i contenuti. Il dna non è lo stesso, per carità. E’ solo un nervo scoperto, una rabbia che viaggia più forte dell’alta velocità. E’ l’antagonismo delle masse, la materializzazione dell’abisso tra Palazzo e gioventù che sta ancora per essere bruciata. Dalla disoccupazione, dalle logiche paranoiche di una politica che soffre sempre più d’afasia. Se allora i nonni del Settantasette erano guidati da un vessillo, i notavini di oggi sono solo somiglianti alla turba ignava di Dante (travestita da gente schierata) puncicata dai mosconi del malcontento e della contrapposizione sempre e comunque. Oggi la protesta è piena di rabbia, ma vuota d’ideologia.

Come non capire che la tav, come giustamente sottolineato dai francesi, risparmierebbe inquinamento a josa? Le masse che protestano sono le stesse che rivendicano lavori e quindi mercato. Ma senza ruote la nostra occupazione resterà ferma. Eppure ricompaiono i tralicci, triste simbolo dell’alba degli anni di piombo, riappaiono i contestatori, i figli di papà, gli Acab nipoti dei vecchi meridionali, le dietrologie e anche la vecchia radio Alice. Nel paese delle meraviglie anche questo è possibile.