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TAV/ I sindaci bacchettano i ribelli. “Così uccidono il turismo”. La valle rischia il collasso: su 46 comuni, 24 sono a favore del treno.

 SAUZE D’OULX (Torino). PAOLO MENEGUZZI, 51 anni, sindaco di Sauze D’Oulx, condottiero di una lista  civica di centro-destra e amministratore di condomini, è un appassionato di  numeri.
 «Sauze vive di neve e di impianti di risalita. In questo weekend – borbotta  scandalizzato il primo cittadino – abbiamo registrato un calo di presenze  del 40 per cento. Il turismo è l’industria più sana della Valle di Susa. Ma  come si fa a venire qui con l’alea di restare bloccati, magari con i bambini, sull’A32, l’autostrada Torino – Bardonecchia?».
 «Per ogni uscita giornaliera di uno sciatore - calcola – l’indotto fiscale è  di dieci euro. Non lo dico io, ma l’assessore regionale ai trasporti Barbara  Bonino». I transiti nel tunnel sotto il Monte Bianco sono aumentati del 30 per cento.  L’amministratore delegato della Sitaf, la concessionaria della A32, ha
 annunciato il ricorso alla cassa integrazione per 250 dipendenti. 
 
 «L’AUTOSTRADA – constata sconsolata la sindaca di Susa Gemma Amprino, 54  anni, due figli grandi, ex professoressa di italiano e di storia  all’Istituto Ferrari della cittadina – è l’unica grande azienda che è  rimasta in Valle. A Susa c’erano otto fabbriche. Tutte hanno chiuso». 

 Meneguzzi stima che nella sola Sauze d’Oulx siano a rischio 700-800 posti di  lavoro.
 «Il paradosso – sottolinea – è che circa un terzo di quei dipendenti sono  giovani della Media e Bassa Valle, ossia da Susa in giù, la zona dei No  Tav».
 Se Sauze piange, Sestriere non ride. Mauro Arrigoni, 58 anni, ex allenatore  delle nazionali azzurre di sci e ora proprietario di due ristoranti, «Il  cardo» e «Il braciere», trema per i suoi cinque dipendenti.
 «La crisi – è la sua stima – aveva già sottratto un cliente su quattro. Le  manifestazioni ci fanno mancare un altro 25 per cento di avventori, ed è una  cifra prudente. È una lotta che non capisco. Alleggerire il trasporto di  merci su strada significa favorire il traffico dei turisti. Manifestare è
 legittimo, a condizione che questo non incida sul lavoro delle altre  persone».
 Gemma Amprino può essere considerata la voce di chi pensa che sulla Tav sia  meglio trattare: «Quando sono stata eletta alla guida di una lista civica di  centro-destra, nel 2009, ho detto chiaro e tondo che mi sarei seduta a tutti i tavoli. Ho vinto con 550 voti di vantaggio, 2300 preferenze su circa 5mila elettori. Abbiamo ottenuto che la terra rimossa, lo smarino, sia messa su  nastri trasportatori sigillati e che sia allontanata su ferrovia. Il Cipe ha  deliberato in questo senso alla fine del 2011. A Susa ci sarà uno scalo  internazionale. Il turismo è la nostra unica speranza di sviluppo. L’Alta  valle ha i campi di sci, noi un eccezionale patrimonio storico-artistico. In  alternativa restano solo le auto e i Tir».
 Il primo cittadino di Susa è convinta che ci siano «infiltrazioni  pericolose».  I duri e puri che si scontrano con la polizia e con i carabinieri sono  400-500 al massimo. Nella Comunità Montana Val di Susa e Val Chisone abitano  144mila persone.
 Su 46 comuni i contrari al treno ad alta velocità sono 22. Meneguzzi ora  sogna «una zona fiscale franca, come quella di Livigno».
 Gemma Amprino si limita a suggerire che i municipi toccati dalle grandi  opere siano esonerati dal patto di stabilità, la norma che vincola tutti i  soldi che hanno in cassa.  «Nella situazione attuale di scontro muro contro muro – è la sua sintesi  amara – il rischio è solo uno e cioè che la linea Tav si realizzi senza dare  al territorio l’attenzione che merita».