L’ideale cinese
La Cina ieri ha comunicato che il suo tasso “ideale” di crescita per il 2012 sara’ del 7,5% e non dell’8. E’ l’obiettivo minimo da otto anni e le Borse l’hanno presa male (anche oggi). Dieci riflessioni.
Prima: gli economisti hanno subito rimarcato che per “ideale” Pechino intende un limite inferiore sotto il quale non andare e non un tetto da superare. Come dimostra il fatto che anche l’8% e’ stato sempre superato, anche negli anni piu’ duri.
Seconda: la Cina e’ ragionevolmente preoccupata della crisi europea e americana, mercati ricchi per l’export del dragone.
Terza: il cammino delle riforme verso un’economia di mercato piu’ normale e’ irto di ostacoli in un paese che ancora nulla ha a che vedere con le democrazie occidentali anche se è ben più dinamico di quel che appare. E’ un percorso che si intreccia con il rinnovamento della classe dirigente e l’ammodernamento del paese. Ed e’ un cammino obbligato per rilanciare i consumi interni redistribuendo il reddito in una società che si fonda sull’uguaglianza ma che, nei fatti, è una delle più disuguali al mondo.
Quarta: Pechino deve, sgonfiare l’inflazione (obiettivo 4%, oggi e’ ben piu alta)
Quinta: e la bolla immobiliare. Il problema dei problemi visto che la locomotiva cinese ha viaggiato veloce soprattutto grazie al mattone e lo spettro di una nuova Dubai, all’ennesima potenza, e’ tutt’altro che scongiurata anche se le procedure di atterraggio sono iniziate da un po’ e sono state confermate anche dal dodicesimo piano quinquennale del partito comunista cinese. I rapporti a tinte fosche che partono proprio dal mattone giallo si sprecano, ma non manca anche chi getta azcqua sul fuoco interpretando i dati semplicemente come crescita.
Sesta: l’alto indebitamento delle amministrazioni pubbliche.
Settima: il non risolto problema cambio dello yuan che è da tempo fonte di firizioni in particolare con gli Stati Uniti.
Ottava: le nostre Borse storcerannov anche il naso ma ancheun tasso di crescita del 7,5% fa impallidire le nostre spompate economie.
Nona: dal blog dell’amico Alberto Forchielli si apprende che l’0incremento del reddito dei 70 piu’ ricchi parlamentari e’ stato nel 2011 superiore alla ricchezza complessiva dei 660 esponenti dell’Amministrazione statunitense: il Congresso, il governo con il Presidente, la Corte Suprema. Lo rivela uno studio di Hurun, una pubblicazione di Shanghai. I 70 membri miliardari cinesi del Congresso hanno aumentato la loro ricchezza di 11,5 miliardi di dollari lo scorso anno, mentre quella detenuta dai 660 nordamericani era di 7,5 miliardi.
Decima e ultima riflessione: Il fondo sovrano cinese China Investment Corporation (Cic) dispone di 30 miliardi di dollari, ricevuti a fine 2011, da investire in Europa. Questa l’indicazione fornita dal direttore generale, Wang Jianxi, al quotidiano China Daily. Le riserve di valuta di cui dispone la Repubblica Popolare nel 2011 erano attorno a 3.200 miliardi di dollari. A fine 2010 Cic possedeva asset per 410 miliardi di dollari.
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