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L’astuzia dei ‘tecnici’ logora i nervi dei politici

«Gli attuali partiti non sanno più come ritornare al potere e perciò sono inquieti. Non vedo come possano rimettersi in sella». E meno male che il corrispondente da Roma del settimanale francese Nouvel Observer ha taciuto il nome del ministro con cui ha parlato, se no altro che sfiducia individuale… Tanto più che già nel titolo il servizio evocava «la fine dei politici in Italia». Ed è proprio questa impasse, con relativa incognita sul futuro, a generare un comprensibile nervosismo tra i ranghi di una politica cacciata dal governo e in conclamata crisi di consensi. Soprattutto se l’atteggiamento sprezzante viene da un ministro, Andrea Riccardi, addentro alle dinamiche del potere (vaticano) e apparentemente roso in proprio dal tarlo della politica.
Perciò saranno pure «tecnici», ma (fuori onda a parte) il premier e i suoi ministri mostrano tutte le accortezze dei politici. E infatti quando parlano ex cathedra si sforzano di rendere onore alla politica e regolarmente si dichiarano «di passaggio». Qualche esempio. Il ministro Elsa Fornero ad Emma Bonino: «Fare il ministro una sola volta mi basterà». Il premier Mario Monti a Fabio Fazio: «Sto imparando a rispettare sempre più i politici». Il ministro Corrado Clini al Magazine: «Quando un parlamentare mi ha chiesto com’era fare il ministro, citando ‘La guerra dei bottoni’ ho risposto: ‘Se lo sapevo non venivo’». Ancor meglio ha fatto il ministro Patroni Griffi sul Qn: «La Casta non esiste, ho sempre pensato che la classe politica fosse grossomodo lo specchio del Paese che la esprime».
«Non lo fo per piacer mio…» è stata la loro retorica sin dall’inizio. «Il mio impegno è rivolto a permettere che la politica possa trasformare questo momento difficile in una vera opportunità», disse Monti nell’accettare l’incarico. «Abbiamo tolto dall’imbarazzo i politici», scandì il potente sottosegretario Catricalà alla sua prima uscita pubblica (Porta a Porta, 7 dicembre). Concetto già espresso dal premier nel giorno del giuramento. L’assenza dei politici dal governo, disse, «toglierà un motivo di imbarazzo». Dove l’imbarazzo era quello di dover varare riforme necessarie ma impopolari. Perciò, meglio se il lavoro sporco lo fanno «i tecnici». Il cui spirito, ha detto Monti, ma forse non parlava per Passera, è quello di chi «spera torni presto il tempo in cui non ci sarà più bisogno di noi».
I tempi, però, cambiano in fretta e in fretta gli italiani s’adeguano darwinianamente ai mutamenti. Nessuno poteva infatti immaginare che «i tecnici» sarebbero diventati così popolari. Dal sondaggio che Nando Pagnoncelli ha diffuso martedì scorso a Ballarò risulta che il 76% degli italiani considera il governo Monti «decisionista» e l’80% ritiene «necessario un governo decisionista per il nostro Paese». Monti, dunque, è divenuto l’«uomo del fare». E ciò fa di lui un politico. Tant’è che alla domanda «chi sarebbe il miglior premier per i prossimi cinque anni» il 26% degli italiani ha indicato il suo nome, mentre Alfano, Bersani e Casini oscillano tra il 9 e l’11%. Riproiettandoci così all’opportunamente anonima domanda iniziale: come potranno i politici «rimettersi in sella»?