Artigiani 3.0: dal web alle cose
Artigiani 3.0. A Roma è accaduto qualcosa di nuovo, ieri è andata in scena (anche on line) un pezzo d’Italia protagonista della nuova rivoluzione industriale. Quella che miscela bit e atomi. Tra loro e tra gli addetti ai lavori si chiamano «makers», traducetelo come volete: creativi digitali è il termine più preciso, Ma artigiani è quello giusto: per la nobiltà del termine, per il ruolo e la visibilità che meriterebbero per andare ben oltre la stretta cerchia degli addetti ai lavori e degli Internettologi. L’inizativa si chiama Generation Makers, è stata organizzata da Riccardo Luna, e ha mostrato un paese che ha ancora un ruolo nella ricerca e nell’industria.
Lo hanno fatto centinaia di «makers», ascoltando e raccontando le loro storie con relatori di alto profilo: Chris Anderson (direttore di Wired Usa), Dale Dougherty (fondatore di Make Magazine) e Massimo Banzi, imprenditore italiano autore di diversi software open-source. Banzi è quello che ha inventato Arduino, piccolo cuore italiano di tanti miracoli digitali, una scehda che costa solo 26 euro ma vale ben di più. Cercatelo in rete, Arduino, le spiegazioni non mancano. La filosofia di Banzi è chiara, sentite cosa dice: «Se fai design in questo secolo devi trsformare il web in cose». Lui, intanto, ha fatto diventare Arduino un’officina a Torino: ‘’Andate a visitarla e copiatela!’’
Altre storie di futuro: quella di Simona Maschi che a Copenaghen ha co-fondato il Ciid, e ha elaborato un finestrino per auto interattivo come un iPad. O quella della Kent’s’ Strapper, fabbrica digitale della famiglia fiorentina Cantini che realizza macchine per le stampe in 3D. Tre dimensioni, perchè proprio il connubio tra webe la realizzazione di oggetti il filo rosso che lega molte di queste storie e qualle di un pioniere come Enrico Dini, pisano. Che con la sua mega-stampante 3D, ha creato una barriera corallina per aiutare il ripopolamento dei mari. O a quella di Sebastiano Frattini che suona Bach con il violino costruito con una stampante tridimensionale e finì, un anno fa, sulla copertina dell’ Economist con il titolo ‘Print me a Stradivari’.
Questi sono già famosi, gli altri vanno tutti tenuti d’occhio e bene ha fatto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a incaricare il suo consigliere Alessandro Fusacchio a fare da referente per i makers. A maggior ragione guardando i dati drammatici della produzione industriale: l’anno è cominciato con un tonfo del 5% su dicembre 2011 e del 2,5% sul gennaio 2011. Il settore degli autoveicoli ha segnato la peggiore caduta da tre anni: meno 36,8%. E non confortano le previsioni per il mese di febbraio: secondo il Centro studi di Confindustria si registrera’ l’ennesimo calo (-1% congiunturale).
C’è poco da dire: la strada per la ripresa non passa solo dal risanamento dei conti pubblici e del sistema paese. La strada obbligata è quella dell’innovazione. Sono sogni da garage, non sottovalutateli: ci porteranno fuori da qui.