Udite udite, anche la Cina è finita in rosso
Ops, alla fine è andata in rosso anche la Cina. Colore in economia innaturale anche per il Dragone, che di rosso, giustappunto, ha sempre avuto la bandiera ma mai i conti. Ora invece gli economi della Repubblica Popolare hanno dovuto ritirare fuori i matitoni rossi dai cassetti dove li avevano lasciati nel 1989. E’ da quell’anno infatti che la bilancia commerciale cinese non registra un deficit come quello appena ammesso.
Secondo Pechino in febbraio lo squilibrio fra importazioni ed esportazioni ha raggiunto 31,5 miliardi di dollari rispetto a surplus di 27,3 mld di gennaio. Sui dati pesa anche il fermo delle attività per il capodanno cinese, ma la sostanza resta. Colpa della crisi del debito europeo, che ha fatto crollare la domanda. E colpa della necsssità di acquistare sempre più materie prime – a cominciare dal petrolio – per far fronte al ritmo dello sviluppo e degli investimenti interni. Alla fine i conti sono questi: le importazioni sono cresciute del 39,6 per cento rispetto all’anno scorso raggiungendo 145,9 miliardi di dollari), mentre le esportazioni sono diminuite del 18,4 per cento, scendendo a 114,5 miliardi di dollari. La differenza fa 31,5 miliardi di dollari. Pesantina.
“Saranno necessari grandi sforzi per rfar crescere gli scambi” ha detto il ministro del Commercio Cheng Deming pochi giorni fa. La differenza con la vecchia Europa è che loro, statene certi, i grandi sforzi li faranno davvero.