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Goldman Sachs, la denuncia dello squalo pentito

IL TIME l’ha definita la più devastante lettera di dimissioni nella storia di Wall Street. L’autore è Greg Smith, dirigente di Goldman Sachs che dopo dodici anni sbatte la porta denunciando pubblicamente sulle colonne del New York Times il declino morale del colosso bancario statunitense. Smith, che era al vertice del settore derivati in Europa, Asia e Medio Oriente (guarda caso quegli strumenti che, a partire dagli Stati Uniti, hanno innescato la crisi finanziaria, e poi la recessione, che tuttora ammorba Vecchio e Nuovo Continente) denuncia una “banca senza etica” dove i clienti vengono chiamati “pupazzi” e “l’ambiente di lavoro è tossico e distruttivo”. Dove il profitto travolge tutto, anche gli interessi degli stessi clienti.

E GLI EFFETTI sono nefasti. Basta riportare le lancette della storia indietro fino al 2007: il mercato immobiliare americano sta implodendo, ma Goldman Sachs arricchisce. Il colosso legato al settore dei mutui, grazie ad un sistema di speculazione in leva, scommette contro le obbligazioni vendute ai suoi stessi clienti e sul crollo del mercato incassando così milioni di dollari. Un’operazione nota come Big Short. Il seguito è storia nota.

QUESTO per dire che Smith scopre all’improvviso l’acqua calda? Forse sì. La denuncia di una pressoché totale assenza di etica nella finanza non è certo nuova. Anzi, è divenuta la cifra significativa dei movimenti di protesta esplosi nel 2011 come ‘Occupy Wall Street’. Perfino il segretario del tesoro usa Timothy Geithner ha dichiarato di capire le motivazioni della rivolta anti-finanza.

MA QUESTA volta la denuncia arriva dall’interno. Direttamente dalla vasca degli squali. E non potrà non avere effetti dirompenti sulla reputazione di Goldman Sachs. Uno smacco pesante che arriva in un periodo di popolarità ai minimi per banche e finanza. Tra parentesi, passato il polverone i banchieri hanno ricominciato a riscuotere bonus stratosferici alla faccia della crisi. Siamo alla bancarotta morale delle banche? E la finanza etica può essere un modello perseguibile e remunerativo? Di sicuro il sistema così com’è non è (moralmente?) sostenibile nel lungo periodo.