Tetto alle tasse, eurocompatibile
Un amico che frequenta questo blog (Odin) ha commentato la proposta di inserire un tetto costituzionale alla pressione fiscale ponendo un problema vero. La domanda è: il tetto costituzionale si allinea con il discorso in itinere di Unione Fiscale Europea? Non sono un tecnico, ma tento una risposta partendo dalle regole condivise e approvate del Fiscal Compact. Le cosiddette regole d’oro, tentando di fare un’esame di compatibilità, per esempio, con la proposta Martino-Rossi che prevede di inserire nella Carta non solo il pareggio di bilancio ma anche un tetto alla spesa pubblica, realizzando di fatto un un tetto alla pressione fiscale.
Le regole:
1) Impegno ad avere bilanci pubblici “in equilibrio”, o meglio ancora positivi al netto del ciclo economico. Il deficit strutturale non deve superare lo 0,5% del Pil e, per i paesi il cui debito è inferiore al 60% del Pil, l’1%.
Test di compatibilità: superato, magari con un pareggio di bilancio vero, più che un equilibrio
2) Ogni Stato garantisce correzioni automatiche quando non raggiunge gli obiettivi di bilancio concordati ed e’ obbligato ad agire con scadenze determinate. Test di compatibilità: superato. Non è scritto da nessuna parte che le misure da adottare siano per forza fiscali.
3) La nuova regole deve essere inserita nella legislazione nazionale, preferibilmente in norme di tipo costituzionale. Dopo che alcuni stati hanno evidenziato che questo avrebbe richiesto un referendum, e’ stato deciso di non rendere obbligatoria questa indicazione: bastano altri tipi di garanzie.
Test di compatibilità: superatissimo. E’ lo stesso principio per il quale si vuole cambiare l’articolo 81 della Costituzione italiana.
4) La Corte europea di giustizia verifichera’ che i paesi che hanno adottato il trattato lo abbiano trasposto nell leggi nazionali. Se non sara’ cosi’, uno stato puo’ essere deferito alla Corte dagli altri e incorrere in una sanzione pari allo 0,1% del Pil.
Test di compatibilità: vedi sopra
5) Il deficit pubblico dovra’ essere mantenuto al di sotto del 3% del Pil, come previsto dal Patto di stabilita’ e crescita, e in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche.
Test di compatibilità: vedi punto 2.
Non solo, in Germania, una sentenza della Corte di , la loro Corte Costituzionale, qualche tempo fa ha posto un paletto robusto. Che ha detto? Potete leggerlo qui, nel Chicago-blog di Oscar Giannino. In sintesi: «Il pareggio di bilancio sarà obbligato costituzionalmente e il massimo di deficit pubblico consentito sarà pari a poco più di un punto percentuale di Pil. Il secondo limite costituzionale, posto anni fa da una fondamentale sentenza interpretativa della Corte di Karlsruhe che è l’equivalente della nostra Corte costituzionale, è che in Germania c’è un limite anche alla pressione fiscale, un vero e proprio tetto d’intangibilità da parte dell’ordinamento nei confronti di persone e famiglie».
Ultimo, ma non per importanza: domani sul giornale un’intervista ad Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, sul tetto alla pressione fiscale.