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Dall’India gli auguri del marò a tutti i papà d’Italia. Voglia di non mollare: la trovi anche Roma

Deve esserci una congiunzione astrale negativa fra Italia e India. Ai marò sono stati comminati altri  quindici giorni di galera, tanto per gradire. Sì, mangiano italiano, non sono in mezzo a stupratori e assassni, ma sempre galera è. E perché? Non si sa. Hanno sparato loro a quei pescatori? Non si sa. Si sa solo che erano su quella maledetta nave perchè le acque indiane sono infestate dai pirati e l’India – che possiede navi da guerra, elicotteri e soldati  – non fa nulla per combatterli.  

Come se non bastasse ora ci si mettono anche i maoisti  Naxaliti, ribelli che si ispirano alla rivoluzione culturale cinese ma più simili ai khmer rossi cambogiani,  a rapire i turisti che fanno troppe foto. Italiani, per l’appunto. Con calma, le autorità indiane stanno trattando e naturalmente se ci sarà da  tirar fuori i soldi si rivolgeranno a Roma.

 Le due vicende non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, apparentemente. Ma richiedono che il nostro Governo tiri fuori gli attributi in maniera un po’ più efficace di  quanto non abbia fatto finora. Prenda esempio dai suoi soldati.  Massimiliano Latorre, uno dei due marò, uscendo dal tribunale che lo ha omaggiato di altre due settimane di carcere, ha avuto la prontezza di spirito di fare gli auguri “a tutti i papà d’Italia” nel gorno di san Giuseppe.  Morale alto.  E voglia di non mollare. Che la trovino anche a Roma.