Italia, società aperta
Monti e la Fiat, Fornero e la Fiat, l’Italia è la Fiat. La Fiat che «merita rispetto», dice il premier. «Che non può fare ciò che vuole», puntualizza Fornero. «La Fiat che ha fatto grande il Paese e il Paese l’ha fatta grande», ristuzzica il premier. E l’Italia che si divide ancora, come ama fare, tra guelfi e ghibellini, tra pro-lingotto e anti-lingotto. Popolo di santi, poeti e navigatori. Ma che negli ultimi tempi pare essere popolata di premier tecnici e amministratori delegati. Molto italiano, per certi versi anche divertente. Salvo che così facendo passa in secondo piano un modello di paese che il premier sta indicando come Pollicino con le briciole per ritrovare la via di casa. Un paese che vuole realizzarenella società aperta, nelle regole della democrazia liberale, le condizioni per diventare attraente per chi vuole investire. Un paese che, in sostanza, stavolta gli incentivi li dà a se stesso. Somiglia a quella che una volta si chiamava politica industriale. Era da un po’ che non se ne sentiva parlare.