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Sventato un golpe in Cina? Il giallo della cacciata del neomaoista Bo Xilai, ridda di voci sul web

Che succede in Cina? Agitazioni nella pancia del Dragone? Una settimana dopo la cacciata del neomaoista Bo Xilai, ex leader emergente del Partito Comunista Cinese (Pcc) a Chongqing,  una ridda di voci si insegue sul web. Si parla di golpe di velluto, golpe di seta, comunque un colpo di stato, quantomeno un terremoto nel partito. Ed è difficile capire se qualcosa sia accaduto veramente – a parte una resa dei conti interna evidente dal siluramento di Bo – o se gli oppositori di Pechino all’estero (leggi Falung Gong, setta religiosa al bando da anni) e giornali taiwanesi  abbiamo preso spunto dall’episodio di Chongqing per un’operazione di destabilizzazione della nomenklatura pechinese.

”Fino al 18esimo congresso del Partito (previsto per il prossimo ottobre) la Cina potrebbe conoscere il piu’ massiccio flusso di voci degli ultimi anni”, ha scritto sul suo blog Hu Xijin, direttore del quotidiano Global Times controllato, come tutti gli organi d’informazione cinesi, dal Partito. La linea ufficiale è tracciata: pettegolezzi, nulla di serio.

Istintivamente non ci si crederebbe, portati come siamo a pensare che il regime cinese, come tutti i regimi, sia bugiardo di default. Eppure nessuno ha notato nulla di strano neppure a Zhongnanhai, il “Cremlino cinese”, il complesso residenziale nei pressi della Citta’ Proibita, dove vivono gran parte dei dirigenti del Pcc,  e dove secondo il China Times (Taiwan) ci sarebbe stata addirittura una sparatoria con fuggi fuiggi generale: i giornalisti stranieri che si sono catapultati in  zona però non hanno notato assolutamente nulla di anomalo, neppure una maggiore presenza di poliziotti. 

Tutto è cominciato dopo un articolo dell’Epoch Times, il giornale pubblicato negli Usa appunto dalla setta religiosa del Falun Gong.  Uno scoop: il golpe fallito sarebbe stato tentato da militari agli ordini di Zhou Yongkang, un membro del potente Comitato permanente dell’ufficio politico (Cpup), che si è fortemente esposto nell’appoggio a Bo Xilai.   Ma alcune delle foto pubblicate dal giornale sono risultate risalire al 2009: erano della sfilata militare  per il  60esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare.  Un falso, insomma.  Ma le voci continuano e l’ultima arriva dal Mingjing News, un sito web basato negli Stati Uniti specializzato in ”gossip” sui dirigenti cinesi: il tentativo di golpe c’è stato, ma è stato bloccato sul nascere dal presidente Hu Jintao e dal premier Wen Jiabao.  Probabilmente con l’appoggio di  Xi Jinping,  successore designato di Hu: nel 2013 dovrebbe essere il nuovo presidente della Cina.

Le tesi si sprecano e forse come al solito la verità sta nel mezzo: nessun tentato golpe, ma una battaglia di potere tra le varie anime del PCC:  i “tuanpai”, uomini che si sono formati nella Lega Giovanile Comunista, i cui massimi esponenti sono gli stessi Hu Jintao e Wen Jiabao,  la “Cricca di Shanghai” di cui il vecchio presidente Jiang Zemin era in leader indiscusso, e  i “taizi”, i “principi rossi”, vecchie famiglie dell’aristocrazia comunista.  E accanto a queste teste di serie ci sono una serie di sottoinsiemi che rendono il mosaico assolutamente indecifrabile. Come la Cina.