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Lavoro, la carta degli statali

Giornata intensa anche quella di ieri per la riforma del mercato del lavoro. Alcuni dati significativi per misurare la temperatura dei rapporti tra governo e parti sociali.

Il primo: il premier ha chiarito che indietro non si torna. Che le modifiche all’articolo 18 quelle sono e quelle rimarranno fino all’esame del parlamento. E ha promesso, a proposito dei licenziamenti economici individuali: mi impegnerò, in stesura del testo, per evitare abusi. Proprio la scrittura del testo, dell’articolato, è al centro, però, di una serie di gaffe che si chiariranno oggi. Dapprima è sembrato che sul tavolo del consiglio dei ministri non arriverà nessun articolato ma solo un documento generico. Poi la precisazione di Palazzo Chigi. La sintesi è questa: oggi il consiglio dei ministri non esaminerà un articolato della riforma, ma solo delle linee guida che saranno approvate dal «salvo intese» per consentire a Monti di volare in Asia con in tasca la riforma. Per il testo definitivo del bisognerà attendere ancora. La formula “salvo intese” è quella che si utilizza per dire che il testo non è definitivo. Certo, è una formula singolare che, almeno in questo caso, può far scatenare la fantasia.
Il secondo dato è sul fronte sindacale dove va registrata lo spostamento della Cisl su alcune delle ragioni sostenute da Pd e Cgil a proposito dei licenziamenti economici individuali. La Cisl chiede, in sostanza, che sia il giudice a stabilire se un licenziamento sia di natura economica o discriminatoria, in questo secondo caso varrebbe il reintegro. Il premier Monti ha già risposto: non se ne parla. Ma sul piano politico la mossa della Cisl (e dell’Ugl) non va sottovalutata, soprattutto non la sottovaluteranno Bersani e il Pd.
Il terzo dato riguarda gli statali: la riforma Monti-Fornero non riguarda il pubblico impiego. Ma il ministro del Lavoro, in conferenza stampa, ha chiarito: «Non era nel mio mandato e potere intervenire. Questo non vuol dire che non interverremo. Se ne occupera’ il
ministro Patroni Griffi». Il ministro della funzione pubblica, appunto. Ed è proprio quest’ultimo dato ad aprire gli scenari più interessanti. Uno, per esempio: far capire a Cgil e Cisl che si aprirà presto un altro fronte caldo e, in previsione di questo, il consiglio non richiesto sarebbe di non tirare troppo la corda. Oppure un altro, più sofisticato: il governo potrebbe cedere qualcosa sui licenziamenti economici (molto poco, probabilmente) per preparare un terreno meno caldo sul fronte che potrebbe aprire a breve, quello degli statali, appunto. Le prossime giornate, con Monti in Asia per il primo road show sull’Italia ritrovata,  saranno dense di riposizionamenti interessanti per tentare di intuire cosa accadrà in Parlamento.