Fiona Apple è tornata, una Mela da gustare fino all’ultima canzone
Quella Mela va ascoltata. E assaporata fino all’ultima canzone. Non è l’Apple più famosa e desiderata. Ma sette anni fa per la signorina Fiona – la storia col regista di “Magnolia” Paul Thomas Anderson è finita da un pezzo – si mossero tutti i suoi fan. Era il 2005 e aveva confezionato, strano per lei, un album con un titolo assai stringato “Extraordinary Machine”. L’Epic non ne voleva sapere di pubblicarlo. Troppo barocco. Troppo ampolloso. Troppo poco commerciale. Eppure, negli Usa, stampavano di tutto con lo slogan “Save Fiona”: dalle tazze da tè ai dazebao esposti fuori dai megastore. Una class action per avere il diritto di ascoltare fino in fondo quell’album. Un anno di battaglia e la casa discografica ha ceduto. Anche se alcuni arrangiamenti – giura chi aveva sentito il lavoro appena composto – erano stati risistemati. Sette anni dopo, eccola di nuovo sulle scene. E la mancanza l’avevano sentita quasi tutti. Almeno tra i suoi fan. Perché la storia di Fiona è quella di una predestinata. Ma non per questo in discesa. A otto anni suona già il piano. A tredici la vita non le sembra più così bella. Subisce uno stupro da uno sconosciuto. Un trauma che si porta ancora dietro. E quando sta per iniziare il nuovo millennio, dopo il successo al debutto con “Tidal” (non era ancora ventenne), racconta quel dramma in una canzone “Fast as you can” in un disco che ha un titolo chilometrico, 84 parole, e che si apre con “When the pawn, etc. etc.”. E’ già una regina a 22 anni. C’è chi la considera la nuova Joni Mitchell, conoscitrice del jazz, ma abile a tramutarlo anche nel pop. E poi la voce. Diventa una vera icona. Ma non pubblica più. Eppure c’è quell’”Extraordinary machine” già bello e confezionato. Niente. Ci vuole quella class action là. E poi dopo il 2005 ancora silenzio. Finché non riappare, ad Austin, in un ristorante, dove si esibisce. Una performance per pochi intimi in un locale dove, giurano, che servano la migliore birra gelata e i migliori pomodori verdi fritti. Ma nessuno è lì, almeno quella sera, per assaggiare le prelibatezze del posto. C’è Fiona che riavvolge il nastro della propria carriera e che annuncia il nuovo disco. Il quarto in studio. Si torna al titolo chilometrico. Un’altra filastrocca, la sua, proprio come piace lei. Dovrebbero essere almeno 27 parole, ma il condizionale con Fiona è d’obbligo, a essere stampate sulla copertina del nuovo album che sembrava già pronto per il 2011. Ma anche fossero soltanto tre lettere ad accompagnare il suo disco è già una bella rassicurazione sul futuro in questi tempi da Lana Del Rey. Tempi plastificati per la musica. E il digipack non c’entra affatto. Bentornata Fiona.