Il Milan può eliminare il Barca se ritrova il vero Ibra
Il risultato perfetto è arrivato. Lo 0-0 di San Siro contro il Barcellona consente al Milan di affrontare la sfida di ritorno al Nou Camp dalla prospettiva migliore. Ma non solo, la partita di Milano ha mostrato che esiste una strategia per arginare la forza e la fantasia della squadra più forte del mondo. Allegri ha saputo abilmente miscelare pressing, circolazione di palla e presidio degli spazi, sottraendo anche per lunghi tratti l’iniziativa al Barcellona. Così è arrivato a minacciare per due volte la porta dei blaugrana (con Robinho e Ibrahimovic) e ha frenato lo strapotere offensivo del Barca. Quando Messi e i suoi fratelli sono arrivati miracolosamente al tiro, ci hanno pensato Abbiati, Ambrosini e Antonini ad alzare l’ultimo muro umano davanti agli avversari. E l’arbitro ha dato una mano ignorando un fallo in area rossonera su Sanchez.
Non è una tattica facile da ripetere al Nou Camp, dove il ritmo del Barcellona sarà prevedibilmente indiavolato. Eppure anche la squadra di Guardiola è sembrata in qualche modo frenata, intimorita dal controgioco di un Milan capace di ferire, di lasciare il segno nella storia della partita. Su questo piccolo vantaggio psicologico e sulla necessità assoluta di vincere da parte del Barcellona, dovrà speculare il Milan. L’essenziale sarà avere una squadra al meglio della condizione fisica con ricambi pronti per dare respiro ai titolari. Perché l’unica cosa certa è che il Barcellona si imbriglia con il pressing e la corsa, con la precisione negli appoggi e gli smarcamenti rapidi.
Ma per fare il colpo, per conquistare una qualificazione che spalancherebbe le porte della semifinale di Champions League, serve anche il miglior Ibrahimnovic. Quello visto a San Siro è solo una pallida copia del cannoniere che può lasciare il marchio sull’impresa più diffcile della stagione. Se al Nou Camp, dove Ibra passò come comparsa, tornerermo a rivedere l’asso che conosciamo, il Milan ha fondate speranze di eliminare il Barcellona del divo Messi e di Guardiola.