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Duemila miliardi (memento)

Duemila miliardi di euro. Manca poco e la cifra tonda del debito pubblico italiano, sarà realtà. Prima di ogni considerazione sull’operato del governo Monti — di qualunque segno essa sia — sarebbe bene consultare l’orologio del debito pubblico itailano realizzato dall’istituto Bruno Leoni (lo trovate qui), restare un minuto in silenzio davanti al contatore, riflettere e, solo a quel punto, trarne le conseguenze. Il debt clock dell’Ibl è lì da un po’ a fare da monito, ma mi è tornato in mente nel primo giorno del dopo Valencia, lo stesso che ha visto la Spagna fermata dallo sciopero generale. Il motivo è questo: mentre mi godevo la vista della città, l’ultimo giorno, Plaza del Carmen è stata svegliata dal chiasso festoso di fischietti e slogan. E’ arrivato un piccolo corteo con le bandiere dei sindacati che preannunciava la giornata della protesta generale: non si produce, non si vende, non si consuma. Questo l’invito. La protesta è contro la riforma del lavoro del governo Rajoy. Una donna si stacca dal corteo e ci allunga un volantino dove sono spiegate le ragioni dello sciopero.

Questi i contenuti della riforma giudicata dai sindacati la più retrograda dai tempi del franchismo: l’indennita’ per il lavoratore licenziato passa da 45 a 33 giorni per anno di lavoro, e per un massimo di 24 mesi invece di 42. La ‘giusta causa’ in Spagna non e’ necessaria. Viene semplificata ed estesa la facolta’ di ricorrere ai licenziamenti economici ‘low cost’, 20 giorni per anno di lavoro per un massimo di 12 anni. Possono farvi ricorso le imprese che registrino o prevedano per nove mesi un calo delle vendite. La riforma crea un contratto a tempo indeterminato per le imprese con meno di 50 lavoratori, con agevolazioni fiscali di 3mila euro per l’assunzione di giovani sotto i 30 anni e la facolta’ per il primo anno di usare il 25% dell’indennita’ di disoccupazione per completare la retribuzione. Previsto anche uno sconto annuale di 3600 euro per tre anni nei contributi dell’impresa alla Sicurezza Sociale per l’assunzione di giovani fra 16 e 30 anni e di 4500 euro per i disoccupati di lungo periodo di piu’ di 45 anni. In caso di licenziamento entro il primo anno, non sono previste indennita’.le imprese possono ‘sganciarsi’ dagli accordi di categoria e modificare retribuzioni, tempi di lavoro, funzioni dei dipendenti. La giusta causa in Spagna non esiste.

Dico a un amico, compagno di vacanza, imprenditore legato al mondo del lavoro: altro che riforma Monti, è ben più severa. Risponde: è proprio questo che non va bene, la Bce e l’Europa stanno proponendo le stesse ricette per tutti i paesi. C’è la crisi, si tocca il lavoro. Ma i paesi non sono tutti uguali. È la ricetta delle tecnocrazie, è poco democratica. Il mio amico non è uno da prendere alla leggera, sa quello che dice, e da imprenditore, per esempio, dice che la riforma Monti è sbagliata sull’articolo 18 e lo è ancora di più per le imprese. Fa obiezioni che in parte condivido, ma il suo ragionamento sulle ricette europee non mi convince: le ricette dell’Europa per i paesi-trojka, quelli seguiti da Bce-Fmi-Ue come la Grecia, sarà anche uguale per tutti e probabilmente ha molti limiti. Ma questo non può cancellare il punto di partenza: non sono stati i cattivi di Bruxelles o i cattivi mercati a sprecare i soldi pubblici. L’orologio del debito pubblico italiano, per esempio, è proprio lì a ricordarcelo. Un memento per tutti, per chi critica l’operato del governo, per chi lo appoggia incondizionatamente.