Sgt Pepper’s 2.0: addio al cartone e alla coccoina
1967, la copertina si fa disco. La banana sbucciabile di Andy Warhol sul primo album dei Velvet Underground diventa subito un’icona della cultura pop e, guarda caso, è in corso una bella lotta per i diritti tra gli ex Velvet Lou Reed e John Cale e la Fondazione Warhol sul frutto stilizzato. Dall’America all’Inghilterra. Esce Sgt Pepper’s dei Beatles con una copertina, anzi la copertina che diventa subito un’opera d’arte. Anche qui in ambito pop. A firmarla è Peter Blake (con Jann Haworth). L’operazione è un antesignano copia e incolla con tanto di cartoncini e coccoina, la colla al profumo di mandorla – per essere sbrigativi – considerata una vera e propria madeleine proustiana per le vecchie generazioni alla ricerca del tempo perduto. C’è la corsa su quali facce famose inserire nella copertina. John Lennon esagera e ne indica tre: Gesù, Hitler e Gandhi. L’Emi non gli passa gli ultimi due. Ma poi anche il volto di Gesù resta fuori. Nel 1968 l’opera di Blake – dopo un anno passato a sospirare e qualche volta litigare con chi chiede i diritti per il proprio faccione finito nella copertina (l’Emi prende le distanze) - viene premiata con il Grammy per la migliore copertina. Quarantacinque anni dopo e passata la parodia di Frank Zappa, ecco Peter Blake che si rimette al lavoro per rifare la copertina Sgt Pepper’s. Questa volta niente cartoncini e coccoina. Solo un po’ di photoshop, qualche clic sul mouse e il gioco è fatto. Su questo Sgt Pepper’s 2.0 finiscono le facce di Amy Winehouse, Noel Gallagher (Oasis), lo stilista Paul Smith, la Rowling (l’inventrice di Harry Potter) ed Eric Clapton. E per la cronaca nella copertina vintage si riaffaccia anche Paul Mccartney. Ecco le foto delle due copertine a quarantacinque anni di distanza. E voi chi avreste messo?

