Hip hop italico, uno cento mille Piotta
L’east coast non c’è in Italia. E neppure la west. Il gangsta-rap è un prodotto della mente sul suolo di casa nostra. Eppure il “motherfucker” è un intercalare, con le dovute traduzioni del caso, che riempie i testi dei rapper nostrani. Si fanno un bel viaggio molti rapper italici. Sognando singolar tenzoni e duelli rusticani, a colpi di rima, come se fossero in qualche “quartieraccio” a stelle e strisce. Ma spesso non è così. Certo, la rabbia delle Posse è servita come colonna sonora di un movimento. E qualche rimasuglio resiste alle croste del tempo e alle perfide e/involuzioni della nostra società. Ma l’occhietto strizzato verso gli eroi delle saghe americane delle rime, spesso sanguinanti, è eccessivo. Non si emula. Meglio di no. E così Er Piotta, il rapper (almeno esteticamente) più all’amatriciana degli altri, riporta tutti con i piedi per terra. Si diverte il romanaccio con le rime e prende sonoramente in giro i colleghi più o meno impegnati a incanalare rabbia vera o presunta nei loro testi. E allora è un vero spasso, quando dice: “Tagliati i capelli se vuoi fare l’hip hop”. Lui che non ha mai visto, se non in lontananza, un rasoio. Oppure “Be bop a lula come Elvis, ma tu sei romano e non di Memphis”. Piotta non è morto come recita invece il titolo di questo singolo. Si prende meno sul serio di qualche sua collega. Che ci faccia o che ci sia, giusto per segnare il suo posto, è la solita domanda. E a questo punto la risposta non interessa. Che sia hip hop demenziale solo invece per allungare la lista delle etichette musicali, ci interessa ancora meno. E allora uno cento mille Piotta contro gli eccessi ombrosi degli altri rapper italiani. Che altro non sono poi che dei clichè che fanno ancora sorridere, a distanza di anni, chi sente ripetere in giro: “Ci sto dentro”. O altre amenità mutuate da un particolarissimo slang fin troppo debitore nei confronti della scena americana. Tranquilli, non sono alieni.