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Famiglie al verde, partiti nell’oro. Ecco il Bengodi dei finanziamenti

 MENTRE l’Italia arranca, i partiti nuotano nell’oro. Basta buttare un occhio
 sulle tabelle della Corte dei Conti. Il Collegio di controllo sulle spese  elettorali ha pubblicato alla fine del 2009 cifre che fanno venire i  brividi.

Per le elezioni politiche del 13 e del 14 aprile del 2008 le uscite  ‘riconosciute’ sono state di 110 milioni di euro e spiccioli, ma le diverse  case della politica ne hanno incassati oltre 503. La differenza ammonta a  392.966.623 euro, pari alla astronomica percentuale del 456,83 per cento, un  affare colossale.

Nei quattro anni della crisi, ossia a partire dal 2008, secondo la Banca d’Italia, il reddito delle famiglie è diminuito del 6 per  cento e quello degli individui del 7,5.
 
 IL BUSINESS dei rimborsi elettorali si sta gonfiando a partire dalla cosiddetta riforma del 1994, l’anno dopo il referendum voluto dai radicali  che sulla carta ‘abolì’ il finanziamento pubblico ai partiti. Per le  elezioni politiche del 27 e del 28 marzo del ’94 lo scarto fra le uscite e i
 rimborsi si fermò, si fa per dire, al 129,38 per cento.

 Le tabelle della  Corte dei conti sono state pubblicate dal sito del tesoriere di radicali  italiani Michele De Lucia.

Dal 1994 il totale dei rimborsi per elezioni  politiche nazionali europee e regionali ammonta a 2.253.612.233 euro, contro  spese ‘riconosciute’ per 579 milioni. I partiti sono riusciti a guadagnare  anche sull’ingresso nell’euro. Quattromila vecchie lire sono diventate 5 euro per ogni voto.

Gli unici che spendono di più di quello che incassano  sono i radicali e la sinistra arcobaleno.

 Gli altri ci guadagnano a piene  mani. Per il voto del 2008 la Lega ha avuto finora un rimborso totale di 41  milioni e 384 mila euro, contro uscite per 3 milioni e 476 mila euro. Il
 Pdl, il primo partito del Paese, ammette un introito di 206 milioni di euro  e uscite per 68 milioni e 475 mila. Il Pd ha denunciato 18 milioni e 418  mila euro di esborsi, ma ha incamerato un contributo di oltre 180 milioni.

 L’Italia dei valori dello scandalizzatissimo Antonio di Pietro ha ricevuto
 più di 4 euro per uno di uscite. Il prodiano Arturo Parisi (foto Imagoeconomica) del Pd, aveva denunciato il  meccanismo già dieci anni fa. «Fu escogitato – ricostruisce ora – per
 aggirare il risultato del referendum. Le risorse sono state moltiplicate. Si individuò un sistema forfettario che non si basa su un vero rendiconto. C’è  assenza di documentazione. Le tabelle basse presentate dai partiti sono  dovute anche al fatto che debbono essere rispettati i tetti di spesa.
 Insomma le bugie producono bugie. Bisognerebbe avvicinare finalmente le  parole ai fatti».
 
 DE LUCIA propone contributi statali che coprano solo le spese reali «come
 l’affitto di una sala o il costo sostenuto per spedire materiali per posta»  e una assoluta trasparenza dei contributi versati dai privati. «Se un  fabbricante di armi finanzia un candidato, gli elettori debbono saperlo»,  argomenta. Ora regna l’opacità assoluta.

 Nadia Dagrada, la segretaria  contabile della Lega, ha descritto con queste parole l’intervento dei  revisori dei conti interni ed esterni: «Io gli preparavo tutta la relazione,  gliela inviavo e loro non facevano altro che firmarmela, non guardavano un  cavolo».