Il cimitero delle buone intenzioni
Le pagelle dell’economia
PIERO GIARDA, 5
Spending review, ovvero revisione della spesa dei dicasteri per individuare inefficienze e sprechi da tagliare: il ministro Giarda l’aveva promessa e pomposamente annunciata fin dall’avvio del governo Monti. Ad oggi non se ne sa nulla, al di là del fatto che lo stesso ministro ammette che il risparmio sui costi della macchina dello Stato non potrà portare tesoretti da utilizzare per la riduzione delle tasse. Non si attendevano miliardi, ma almeno un segnale che il rigore non sia sempre e solo tasse, imposte, accise.
VITTORIO GRILLI, 5
Il viceministro dell’Economia parla di sostegno alla crescita dimensionale delle imprese: è l’ennesima buona intenzione espressa nei cinque mesi del governo, ma oggi servirebbe anche chiarire in che modo e con quali tempi concretizzare quel sostegno. Meno parole e più fatti, tanto per non alimentare la vecchia politica degli annunci.
KAZUO HIRAI, 6
Sarà lui, giapponese blasonato che sostituisce lo «straniero» Howard Stringer alla guida della Sony, ad assumersi il compito di risanare il gruppo appesantito da 5 miliardi di rosso nell’esercizio 2011: ha pronto il taglio di 10 mila dipendenti, il 6% della forza lavoro, e la mannaia su 700 milioni di costi straordinari attraverso cessioni di rami non strategici e accorpamenti.
JAN KEES DE JAGER, 4
Lo spocchioso ministro olandese ha perso un po’ di baldanza dopo aver a lungo puntato l’indice contro i paesi periferici della Ue durante i vertici europei. Ora anche l’Olanda scopre i morsi della crisi e stima una recessione attorno all’1%, che le potrebbe impedire di raggiungere il traguardo del deficit al 3% del Pil per l’anno prossimo.
CARLO D’ASARO BIONDO, 7
Accusato di snobbare l’Italia perché troppo oppressiva dal punto di vista fiscale, il country manager di Google ha rilanciato sul Belpaese con Currents, un’applicazione attraverso la quale sfogliare riviste e quotidiani on line.