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Sulla politica sventola bandiera bianca

Molti continuano a non accorgersi, ma la politica è stata spazzata via in tutto il mondo.  I  soliti noti che parlano ancora della ragion di Stato assomigliano sempre più a quei soldati giapponesi sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale  che continuarono a combattere nella foresta anche dopo la capitolazione dell’Imperatore. E’ il caso dell’Europa: tutti i “bigs”, guidati da Frau Merkel, si riuniscono da anni attorno al capezzale del Grande Infermo ma non combinano nulla. Solenni proclami, promesse infinite di risanamento dei conti pubblici (prima la Grecia, poi l’Italia, oggi anche la Spagna), eppure la situazione non cambia di una virgola, anzi peggiora. E, al minimo stormir di fronde, l’orizzonte si rannuvola di nuovo, le Borse crollano, lo spread s’impenna e siamo come prima, peggio di prima.

In Italia succede esattamente come in Europa: prima è stato messo sul crocifisso il governo Berlusconi, ora stanno facendo lo stesso con  il governo Monti, tanto che i segnali di caduta anticipata dell’esecutivo si moltiplicano e lo stesso premier bocconiano, in soli quattro mesi, è precocemente invecchiato come se fossero trascorsi quattro anni. Intendiamoci, l’esecutivo dei tecnici ha commesso vari errori, dalla riforma del lavoro – che è stata stravolta ed attenuata tanto da diventare un “boomerang” anziché uno stimolo allo sviluppo -, all’angosciante spirale delle tasse (ora l’Imu, poi, magari, un nuovo aumento dell’Iva) che sta avvicinando pericolosamente il Paese alla soglia di rottura sociale.

Il problema, appunto, è che il teatrino della politica  è perfettamente inutile di fronte alla speculazione dei mercati e ai grandi sommovimenti economici internazionali. Tutti, persino la Merkel, diventano. a questo punto, semplici comprimari che poco fanno e nulla possono. Basta analizzare la nuova gelata congiunturale di marzo: all’inizio dell’anno, pareva che l’Europa e l’Italia avessero imboccato la strada giusta e, invece, adesso siamo punto e a capo. Alcuni governi si sono resi conti di questa situazione: è il caso di Taiwan, che ho visitato con una delegazione parlamentare italiana nei giorni scorsi, capace di piegare le considerazioni politiche agli interessi economici. Basti pensare che sull’isola di Taipei sono puntati mille missili cinesi, eppure proprio i nipotini di Mao sono diventati i principali partner commerciali degli eredi del generalissimo Chang Kai Shek. Loro si sono adeguati allo strapotere dell’economia, noi no: vallo a spiegare ai leader europei.