Iran, la finta trattativa
L’ABILE gioco di scacchi sui progetti atomici della teocrazia iraniana è
ricominciato. «È l’ultima chance», aveva messo le mani avanti il presidente americano Barack Obama, pressato dai repubblicani e preoccupato di mostrarsi troppo remissivo a pochi mesi dalle elezioni di novembre. Sullo sfondo c’è un convitato di pietra.
Israele ha lungamente e minuziosamente preparato piani di attacco agli impianti atomici degli ayatollah, in particolare a Natanz e a Fordows. Nel novembre scorso una nota colomba, il presidente Shimon Peres, aveva dichiarato che entro giugno l’atomica iraniana sarebbe stata una realtà. L’urgenza israeliana è una spina nel fianco per Obama, stretto fra le esigenze opposte di fare la voce grossa e, nello stesso tempo, di evitare che un bombardamento regali al regime il favore di una opinione pubblica interna che gli è largamente ostile.
TEHERAN HA riciclato ieri sul tavolo del negoziato con i «Cinque più uno»,
Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, una proposta antica e già fallita. La teocrazia sarebbe pronta a consegnare a Francia e Russia il proprio uranio arricchito al 3,5%, ossia lontano dal 90% necessario per le testate atomiche. Mosca e Parigi dovrebbero trasformarlo in barre di combustibile destinate a un reattore di ricerca medica. Visto che Teheran ha
accumulato anche propellente atomico raffinato al 20% (e oltre), quel quantitativo dovrebbe essere trasformato in propellente per le centrali civili in Iran e sotto la supervisione dell’Aiea, l’agenzia delle Nazioni Unite che deve contrastare la proliferazione delle armi nucleari.
«C’è un desiderio di sostanziali progressi», si è sbilanciata Catherine Ashton, Alto
rappresentante della Ue per la politica estera, incurante del fatto che sia rapidamente sfumata un’ipotesi di faccia a faccia diretto fra i rappresentanti degli Stati Uniti e il capo negoziatore del regime iraniano, Said Jalili. La delegazione della teocrazia ha perfino citato una fatwa, un
parere da esperto di esegesi coranica, firmata da Khamenei nel 2004: la Guida iraniana definiva allora le atomiche un «peccato».Nelle stesse ore un cargo tedesco carico di armi iraniane destinato alla Siria è stato bloccato in extremis dall’armatore a 80 chilometri dal porto di Tartus. Il gioco
degli specchi è ripreso.