Grazie, “Moro”. Sarebbe bello ripartire da te
“Dolce e timido amico mio, ripartiamo da te” ha detto don Luciano ricacciando le lacrime in gola, davanti a una folla che invece non le teneva più. “Questo ragazzo ci ha dato una grande lezione, ha fatto il miracolo di unire le bandiere di tutte le squadre” sorrideva il ct della Nazionale Cesare Prandelli, che proprio dalle giovanili bergamasche aveva comiciato la sua carriera. Lo sa che questa pace durerà lo spazio di un funerale, ma per una volta possiamo anche crederci, possiamo credere in un’Italia diversa che possa vivere la rivalità sportiva senza neppure riuscire a immaginare la violenza. Possiamo sperarlo in nome di Pier, anche se il miracolo di farla durare questa pace, sarebbe forse troppo anche per lui.
Erano in tanti per l’addio al “Moro”, la piccola chiesa di San Gregorio Barbarigo straripava. C’erano i pochi parenti, gli amici, tanti calciatori, allenatori, dirigenti, sindaci. Ma c’era soprattutto chi voleva rendere omaggio al coraggio di un ragazzo che non conosceva. Sì, il coraggio. Il coraggio di un ”ragazzo d’oro” come l’hanno definito in molti, che la vita aveva bastonato più volte. Ma lui, ha ricordato don Luciano, diceva che se guardava alla sua vita diceva: “Ho più ringraziamenti da fare che cose da recriminare”. La santità, e lo dico in senso laico, a volte si può rivelare dove meno te l’aspetti, ad esempio in un ragazzo di 25 anni proiettato nel calcio professionistico, eppure così diverso da tanti altri 25enni che il professionsimo, i quattrini del calcio li vivono in tutt’altro modo. Tutti diventano eroi, bravi e buoni quando muoiono. Ma la solidarietà spontanea che c’è stata in questa occasione, travalica i confini del rituale.
E allora grazie, Moro. Da quando sei crollato su l campo di Livorno, per molti sei diventato come un fratello o un figlio. Grazie per averci fatto sbirciare per un attimo un mondo diverso. Un mondo di bandiere unite e non insanguinate. Un mondo fatto più di valori che di denaro, più di sentimenti che di arrivismi, più di pane e nutella che di doping. Un mondo perduto, forse. O forse soltanto nascosto dietro a chi riesce ancora a sorridere come te.